La scelta di un tatuaggio deve essere piuttosto ponderata, in quanto risulta essere un cambiamento del proprio corpo (più o meno) permanente. La più grande paura e attenzione di chi si reca in uno studio per farsi tatuare riguarda solitamente l’igiene degli strumenti utilizzati per il processo, ma più raramente si posano sui materiali di cui è composto l’inchiostro che finirà sulla nostra pelle. Gli elementi che lo compongono, infatti, non rimangono fermi sulla cute, ma a causa del progressivo deterioramento tendono a spostarsi all’interno del nostro corpo, contaminando e talvolta infettando i linfonodi. Lo studio del “viaggio” dei materiali dispersi dai tatuaggi è stato un tema principale del lavoro dell’Esrf, il Sincrotrone europeo di Grenoble (Francia), che hanno identificato in nichel, cromo, manganese o cobalto i materiali potenzialmente più pericolosi. Lo studio effettuato finora è riuscito ad identificare le conseguenze sull’organismo a livello “micro”, tracciando lo spostamento di questi elementi e la conseguente colorazione dei linfonodi. Ciò che invece sta impegnando lo studio attualmente, è la reazione del corpo a livello “nano”: è proprio questo il livello in cui le particelle viaggiano più a fondo nel nostro organismo, superando ogni genere di barriera e danneggiano in maniera effettiva linfonodi ed altri organi. Grazie a strumenti con potentissimi raggi X gli scienziati stanno iniziando a tracciare con efficacia anche queste nanoparticelle, integrando l’esperimento con uno studio atto a coinvolgere soggetti che hanno effettivamente subito problemi di salute a causa degli elementi dannosi rilasciati dai tatuaggi.