Nel 1729, lo scienziato francese Jean-Jacques d’Ortous de Mairan notò che le piante tendevano a ripetere alcune azioni secondo modelli di 24 ore anche quando venivano tenute in stanze buie per giorni.

In seguito Franz Halberg notò che lo stesso ritmo lo possiedono anche gli animali e oggi, la scienza ha scoperto che anche l’uomo possiede questo cosiddetto ritmo circadiano.

Ci sarà capitato di fare le ore piccole per diverso tempo, causa lavoro o divertimento, e avremo notato sicuramente che dopo essere andati a letto alle 6 del mattino, nonostante si dorma per 8 ore o più, al mattino c’è sempre una sensazione di stanchezza e irritabilità. Secondo il nostro ritmo circadiano noi dovremmo andare a letto non più tardi di mezzanotte e svegliarci la mattina tra le 7 e le 8.

Una nuova conferma alla teoria del ritmo viene dai ricercatori della Swansea University e della Université de Toulouse, i quali hanno analizzato per 10 anni lo stato di salute mentale di 3.000 lavoratori francesi e hanno scoperto che chi aveva 10 anni di turni domenicali o notturni alle spalle possedeva un cervello più vecchio di chi lavorava 5 giorni a settimana rincasando non più tardi delle 18. Le stime peggiori hanno suggerito che lavorare di notte o la domenica invecchia il cervello di 6 anni e mezzo ogni 10 anni.