A un anno dal crollo del Ponte Morandi a Genova, una ricostruzione di quanto accaduto il 14 agosto 2018 alle 11.36.
Quel giorno di agosto di un anno fa, a Genova pioveva fortissimo, la città era in allerta “arancione”, sembrava una triste giornata autunnale. Che alle 11.36 è di colpo diventata tragica: «Oh, mio Dio! È crollato il ponte Morandi», si sente gridare in un video ormai incancellabile dalla memoria di ognuno.
La notizia inizia a diffondersi attraverso i siti, i social network, le chat, è incredibile, inaccettabile, inconcepibile. Eppure vera, terribilmente vera: era davvero crollato il ponte Morandi, portando con sé la vita di 43 persone.

È soprattutto per non dimenticare loro e le loro famiglie, ma anche per ribadire l’intenzione di Genova e di tutti i genovesi di non arrendersi e ricominciare.

A meno di un anno di distanza, il presidente della Liguria e il sindaco commissario Marco Bucci, possono vantare due risultati su tutti: aver fatto sparire il relitto del ponte dallo skyline di Genova e aver trovato, in tempi tutto sommato brevi, una sistemazione per le 260 famiglie sfollate.

Sono molte, però, le questioni ancora in sospeso: il destino dei 50mila metri cubi di macerie accatastate al suolo dopo l’implosione di fine giugno, che al momento ostacolano i lavori per la nuova struttura; ma anche il ritardo nel liquidare gli indennizzi previsti dal decreto Genova, che la grande maggioranza dei commercianti non ha ancora ricevuto, e nel rimborsare i tributi versati alle imprese che, a causa del crollo, hanno visto crollare il proprio fatturato.

Sullo sfondo la maxi-indagine della Procura del capoluogo, con 74 indagati tra Aspi (Autostrade), Spea (la società del gruppo Atlantia che si occupa di manutenzioni), e il ministero delle Infrastrutture e una perizia che ha evidenziato il “degrado diffuso” degli stralli, con molti dei cavi d’acciaio “completamente corrosi prima della rottura”.

Quando si metterà fine a questa storia?