A seguito dell’approvazione del DPCM Natale, niente cenone fuori casa: crack, secondo la Coldiretti, da mezzo miliardo di euro

Coldiretti: crack da mezzo miliardo per lo stop ai cenoni

Da oggi è in vigore il nuovo DPCM che di fatto ha prorogato tutte le principali misure restrittive contenute in quello scaduto ieri. Confermata, quindi, la chiusura serale di bar, ristoranti, alberghi in tutte le Regioni per una perdita di fatturato stimata in circa circa mezzo miliardo di euro. A tanto, secondo la Coldiretti, ammonta il conto che i ristoranti, gli alberghi e gli agriturismi pagheranno per lo stop al tradizionale cenone di fine anno fuori casa che avrebbe interessato quasi 6 milioni di italiani. Come detto, il DPCM obbliga i locali alla chiusura serale in tutte le Regioni e cancella di fatto i veglioni. Il coprifuoco dalle 22 alle 7 impedisce ogni forma di socialità a tavola mentre lo stop agli spostamenti intercomunali a Natale, Santo Stefano e Capodanno manderà al tappeto i 24.000 agriturismi nazionali.

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DPCM Natale, Coldiretti: crack da mezzo miliardo di euro per il no ai cenoni. Conte: “Dobbiamo scongiurare la terza ondata”

Dobbiamo scongiurare la terza ondata perché potrebbe essere violenta“, così il Premier Giuseppe Conte ha motivato le nuove misure restrittive anti-Covid in vigore dal 21 dicembre al 6 gennaio. “Abbiamo evitato il lockdown generalizzato ma non dobbiamo abbassare la guardia. A Natale, a Santo Stefano e il primo gennaio saranno vietati gli spostamenti da un comune all’altro e fino al 6 gennaio i negozi potranno restare aperti fino alle 21″. Nel DPCM, firmato e illustrato in conferenza stampa ieri dal Premier Conte, è contemplata, inoltre, una “forte raccomandazione a non ricevere in casa persone non conviventi per proteggere i nostri cari e i più anziani”. “Stupore e rammarico” per il metodo con cui il governo ha approvato il decreto che fissa le regole per gli spostamenti a Natale, invece, sono stati espressi dalla Conferenza delle Regioni che ha sottolineato come le “forti limitazioni” imposte a “spostamenti e relazioni sociali” dal 21 dicembre al 6 gennaio “rendano di fatto pleonastico il pronunciamento su parti essenziali del DPCM“.

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I governatori lamentano, in particolare, il “mancato confronto istituzionale” nonché l’assenza del riferimento ai ristori promessi per le attività sospese. Mentre il senatore Andrea Marcucci, capogruppo dei dem a Palazzo Madama, ha invitato il Premier a modificare le norme sulla mobilità comunale nei giorni 25-26 dicembre e 1° gennaio permettendo, in ossequio alle norme anti-contagio, i ricongiungimenti familiari e affettivi anche solo per poche ore: “Conte cambi le norme sbagliate inserite nel decreto sulla mobilità comunale nei giorni 25-26 dicembre e 1° gennaio. Lo chiedono le Regioni e 25 miei colleghi senatori del Pd. E’ una questione che tocca da vicino milioni di famiglie che abitano in zone limitrofe, divise soltanto dai confini del proprio Comune”.