“Quanto dura l’immunità dal Covid?”: anni o addirittura decenni secondo gli esiti preliminari di uno studio californiano

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Il Commissario per l’Emergenza Covid Domenico Arcuri ha ribadito che entro gennaio prossimo arriveranno nel nostro Paese 3.4 milioni di dosi del vaccino della Pfizer in grado di vaccinare 1.7 milioni di nostri connazionali: anche alla luce di ciò l’interrogativo che è sulla bocca di tutti è “Quanto dura l’immunità di chi lo ha contratto?”. La risposta non è ancora sicura ma un nuovo studio potrebbe regalare al mondo una grande speranza. Finora tutti gli studi condotti sulla risposta immunitaria al Sars-CoV-2 hanno dato risultati piuttosto contrastanti: alcuni studi l’hanno stimata in circa tre mesi, altri (basati sui test sierologici) hanno riscontrato una durata inferiore e altri ancora si sono spinti a stimarla in almeno 7 mesi. Tuttavia l’ultima ricerca in ordine di tempo indica che l’immunità, nella stragrande maggioranza dei casi, potrebbe durare alcuni anni o addirittura decenni.

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“Quanto dura l’immunità dal Covid?”: secondo uno studio americano, anni o addirittura decenni

Lo studio, condotto su 185 pazienti (105 donne e 80 uomini) di età compresa tra i 19 e gli 81 anni, che avevano superato il Covid-19, pubblicato in fase preliminare e non ancora sottoposto a “peer-review”, “revisione dei pari”, è stato realizzato da un gruppo di ricercatori, coordinati dal virologo Shane Crotty, che lavorano all’Istituto di Immunologia  di La Jolla, in California. I ricercatori hanno analizzato due diversi tipi di anticorpi: i linfociti B, che producono anticorpi, tipici delle infezioni virali, che restano in circolo per decenni, e i linfociti T, in grado di riconoscere e distruggere le cellule infettate dal virus. Secondo i primi risultati dello studio, ogni anticorpo possiede una memoria diversa, ma quella contro il Sars-CoV-2 sembra essere piuttosto “lunga”. Nelle conclusioni dei ricercatori si legge che, come riferisce il portale fanpage.it, “nella maggior parte dei casi gli anticorpi IgG sono stabili per oltre otto mesi mentre le cellule B aumentano dopo sei mesi dal superamento dell’infezione e le cellule T iniziano a diminuire tra i tre e cinque mesi successivi all’infezione”. Secondo i ricercatori californiani, questa memoria immunologica prolungata consentirebbe ai pazienti di non sviluppare il Covid-19 in forma virulenta in caso di successiva infezione. Tuttavia, i ricercatori ammoniscono che “la risposta degli anticorpi di fronte al Sars-CoV-2 è piuttosto eterogenea tra pazienti e questo spiegherebbe perché molti sviluppano la malattia in forma asintomatica e altri invece sono costretti a essere ricoverati in terapia intensiva, indipendentemente dall’età e dalle patologie pregresse”. Inoltre lo studio dell’Istituto di Immunologia californiano ha confrontato gli anticorpi del Covid-19 con quelli della Sars: i pazienti che avevano contratto il virus all’inizio degli anni 2000, a oltre 17 anni di distanza, possiedono ancora questo tipo di anticorpi. La speranza, quindi, è che due virus dalle caratteristiche così simili possano innescare un’analoga risposta immunitaria consentendo alle persone infettate dal Covid di non sviluppare la malattia in forma grave in caso di recidiva.

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