Basta fare pettegolezzi su vicende serie, che coinvolgono la vita e la incolumità di giovane donne. È il messaggio del procuratore aggiunto di Milano, Letizia Mannella, sul “caso Genovese”.

Basta fare pettegolezzi su vicende serie, che coinvolgono la vita e la incolumità di giovane donne. È il messaggio del procuratore aggiunto di Milano, Letizia Mannella, sul “caso Genovese”. Alberto Genovese, il manager del settore digitale, è finito in carcere accusato di aver drogato e violentato una 18enne durante una festa organizzata nel suo attico con vista sulla Madonnina del Duomo di Milano, nella notte tra il 10 e l’11 ottobre scorso.

L’appello del procuratore aggiunto arriva dopo le notizie pubblicate su alcuni siti web che raccontano la partecipazione di alcuni vip del mondo dello spettacolo alle feste del 43enne arrestato. “Creare pettegolezzi e gossip su una vicenda triste e drammatica è inopportuno”, sostiene Mannella, che non vuole che si crei un “interesse morboso” su una situazione che, al contrario, “merita rispetto” e, in generale, silenzio. Per il magistrato, chi sia andato alle feste, “se non è rilevante, non ci interessa”. Il messaggio sembra essere rivolto non solo alle testate ma ad alcuni dei testimoni ascoltati: “Sono fatti coperti da segreto istruttorio e perciò vittime e ospiti devono mantenere il segreto istruttorio su quanto viene detto negli uffici di questa procura”.

Segreto che, per tanti vip che vivono proprio di auto pubblicità, potrebbe essere molto difficile, se non impossibile, da mantenere. La scarsa famigliarità di molte di queste persone con le pratiche della giustizia e con gli “accertamenti investigativi” che riguardano “fatti gravi, drammatici e gravemente puniti dalla legge” potrebbe rendere ancora più difficile mantenere il caso entro i limiti della discrezione. “La serietà deve essere il primo connotato di un’indagine che riguarda vicende drammatiche”, ha sostenuto invece il procuratore aggiunto.

Il manager del digitale Alberto Genovese, 43 anni, era stato considerato un modello lavorativo per il mondo delle startup. Il napoletano di nascita e milanese di adozione è stato uno dei fondatori di Facile.it – il noto comparatore di servizi online – azienda che ha poi venduto nel 2014 per 100 milioni di euro.