Giovani in piazza in Thailandia per protestare contro il blocco dell’accesso a Pornhub e ad altri 190 siti con contenuti porno

Thailandia, proteste di piazza e nei social contro il blocco dell'accesso a Pornhub
Thailandia, proteste di piazza e nei social contro il blocco dell’accesso a Pornhub

Negli giorni scorsi nel nostro Paese si sono susseguite manifestazioni di protesta, con alcune degenerate in scontri con le forze dell’ordine, contro le misure restrittive anti-Covid che colpiscono pesantemente i titolari di locali pubblici, bar, ristoranti, gelaterie, ecc.; oggi, sempre in Italia, i tassisti incrociano le braccia in quanto, come spiegato dal responsabile Ugl taxi, “siamo costretti a fermarci perché non abbiamo più i soldi neanche per il carburante. Abbiamo trasportato per mesi medici e pazienti, adeguato le auto con paratie per il Covid ma ad oggi gli aiuti arrivati sono davvero minimi. E in più lo Stato continua a chiederci tasse”. Mentre in Thailandia, che pure da luglio vede quasi quotidianamente manifestare gli studenti per chiedere maggiore democrazia e in particolare lo scioglimento del governo guidato dal generale Prayuth Chan-o-cha, la decisione  del governo di interdire l’accesso a Pornohub, il più grande sito di video pornografici in streaming, nonché ad altri 190 siti con contenuti porno, ha scatenato proteste di piazza. Inoltre, decine di manifestanti, appartenenti al gruppo “Anonymous Party“, hanno manifestato davanti alla sede del Ministero per il Digitale, a Bangkok, capitale della Thailandia, per rivendicare il loro diritto all’accesso a Pornhub innalzando cartelli su cui era scritto “Vogliamo Pornub” e “Pornhub libero”.

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Thailandia, proteste di piazza e nei social contro il blocco dei siti porno. “Paese in cui è in corso una dittatura digitale”

Il Ministro per il Digitale Puttipong Punnakanta ha spiegato che il blocco è una conseguenza della legge thailandese che considera un crimine informatico la pubblicazione online di siti pornografici e di gioco d’azzardo. Puntualizzazione che non ha fermato la protesta che, anzi, è dilagata anche nei social network attraverso l’hashtag #SavePornhub. Nel frattempo, la società di ricerca su internet Top10VPN, come riportato dal portale ilpost.it, ha reso noto di aver registrato un aumento del 640 per cento, rispetto alla media giornaliera di settembre-ottobre, nelle ricerche in Thailandia reti attraverso le private virtuali (VPN), che consentono di aggirare la censura, dopo che Pornhub non è stato più accessibile dalla serata di lunedì. Emilie Pradichit, Direttrice della Fondazione Manushya, attiva nella lotta per i diritti di accesso al digitale, ha dichiarato che la decisione del governo di bloccare Pornhub dimostra come la Thailandia sia “un Paese in cui è in corso una dittatura digitale, con i conservatori al potere che cercano di controllare ciò che i giovani possono guardare, dire e fare online”.

 

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