Rigettato dal Tar del Lazio il ricorso urgente inoltrato dal Silb-Fipe contro la chiusura delle discoteche. Fissata al 9 settembre l’udienza in camera di consiglio

No del Tar: le discoteche rimarranno chiuse

Ancora niente balli. I ragazzi desiderosi di scatenarsi sulle note della musica dance dovranno attendere fino al prossimo 7 settembre. Il Presidente della terza sezione quater del Tar del Lazio, infatti, con un decreto monocratico ha respinto la richiesta di sospensione cautelare urgente proposta dal Silb-Fipe, Associazione Italiana Imprese di Intrattenimento da Ballo e di Spettacolo, dell’ordinanza, firmata dal Ministro della Salute Roberto Speranza, che ha imposto la chiusura delle discoteche ed introdotto l’obbligo dell’uso della mascherina nei luoghi pubblici dove è alto il rischio che si creino assembramenti. “Nel bilanciamento degli interessi proprio della presente fase del giudizio la posizione di parte ricorrente risulta recessiva rispetto all’interesse pubblico alla tutela della salute nel contesto della grave epidemia in atto anche perché la natura dei danni ne consente in linea di principio la successiva reintegrazione anche per equivalente, nel caso in cui il giudizio abbia esito favorevole alla parte ricorrente”, così il Tar nel decreto presidenziale ha motivato il rigetto del ricorso inoltrato dall’associazione dei gestori delle discoteche. Inoltre, è stata fissata al 9 settembre l’udienza in camera di consiglio per la valutazione collegiale nel merito del suddetto ricorso.

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Discoteche chiuse, il Tar del Lazio dice no alla riapertura. Silb: “Prolifererà l’abusivismo”

A stretto giro la reazione del Silb-Fipe. “Fino al 7 settembre staremo chiusi e ora prolifererà l’abusivismo. Siamo già in possesso di centinaia di video di feste abusive in ville che sfuggono a ogni controllo, in cui alcuni dei partecipanti dichiarano apertamente di essere positivi al Covid-19”, ha commentato il presidente Maurizio Pasca. Parziale soddisfazione, invece, per il fatto che “è stato riconosciuto il danno subito, per cui il giudice monocratico ha rimandato la decisione finale a quello collegiale”.

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