Coronavirus: uno studio italiano scopre altri sintomi significativi che possono preannunciare il contagio

Coronavirus

Coronavirus e sintomi della malattia. Ne abbiamo parlato più volte in questi mesi. Ma con il passare delle settimane la ricerca e la scienza stanno compiendo passi da gigante in aventi. Grazie all’immagazzinamento delle informazioni adesso è più facile avere notizie ampie.

Un risultato importante considerato che i parla di una malattia sulla quale fino a qualche mese fa non si sapeva assolutamente nulla. Adesso arrivano anche nuovi sintomi, con la consapevolezza che il virus Sars-Cov-19 non porta solo problemi respiratori.

Ma anche cardiaci e muscolari. Uno studio italiano dell’Università di Pisa e pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Endocrinology mostra gli interessamenti anche di altre zone del corpo. Insomma, la malattia colpisce anche altri organi.

Tra questi c’è anche la tiroide. Con fastidi che non si devono affatto sottovalutare. Sintomi che possono portare a temere il contagio.

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Tra i sintomi che possono far insospettire c’è il dolore al collo molto forte, l’insonnia e la tachicardia

Coronavirus e nuovi sintomi che possono far sospettare di aver contagiato il virus. Lo studio italiano condotto da Alessandro Brancatella, porta alla scoperta che si temeva: il virus può danneggiare anche la tiroide.

I sintomi che possono far allarmare sono la febbre e un senso di malessere generale. Ma più in particolare ci sono il dolore intenso al collo, la tachicardia e l’insonnia. Tutti sintomi del cattivo funzionamento della tiroide.

Ma che sarebbe dovuto al contagio del virus. La scoperta dagli esami effettuati ad una donna che ha superato la malattia senza il ricorso all’ospedale. Dal test sierologico la scoperta della positività e dell’interessamento della tiroide.

In generale, fanno sapere i ricercatori, questi sintomi non si registrano nei casi gravi di malattia, e si possono curare con dei glucorticoidi che portano alla risoluzione della criticità.

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Anche se non si devono mai sottovalutare i casi, perché in presenza di sintomi preoccupanti è sempre bene chiedere controlli. E magari un tampone.

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