Un bambino di 7 anni, in seconda elementare, doveva svolgere un tema riguardo le nuove tecnologie che stanno cambiando la nostra vita.

Ha scritto: “Odio i telefoni, perché i miei genitori ci passano tutto il giorno. Odio lo smartphone di mia mamma vorrei che non lo avesse mai comprato“.

Parole che fanno riflettere perché sono lo specchio di una generazione troppo attaccata a tutto ciò che passa attraverso uno schermo e non si rende conto delle persone vere che le stanno accanto, nemmeno i propri figli.

La maestra del bambino ha poi pubblicato su Facebook il tema e ha accompagnato il post con queste parole: “Spegnete il telefono e ascoltate i vostri bambini“.

I problemi relativi all’utilizzo smodato delle nuove tecnologie sono molteplici, come hanno avuto modo di notare gli psichiatri di tutto il mondo: si va dalla nomofobia, cioè la paura di rimanere senza collegamento a internet per stabilire conversazioni, allo “sleep texting“, cioè l’invio di messaggi nel cuore della notte e mentre si sta dormendo.

Siamo in preda ad una nevrosi collettiva in cui non abbiamo più tempo per fare una passeggiata o una semplice chiacchierata vis a vis, per paura di stare troppo lontani dal nostro amato smartphone.