Il quotidiano ‘Il Fatto Quotidiano’ denuncia un accadimento che non bisogna sottovalutare, avvenuto sull’isola di Capo Passero, in provincia di Siracusa.

Qui, in questo presidio naturale che vanta anche un castello fortificato costruito tra il 1599 ed il 1607 e diventato nel 2007 un ecomuseo gestito da Legambiente, è stato stabilito dalla locale amministrazione locale che potrà sorgere un resort. In piena area protetta! L’isolotto è stato acquistato da una cordata di imprenditori di Mantova, assieme ad un parco che sorge sulla terraferma e ad una tonnara.

Il progetto prevede la realizzazione di 18 camere di lusso con ristorante e magazzini, oltre ad altre 110 stanze, un altro ristorante, il bar, un centro benessere e vari solarium e piscine dove si trova ora la tonnara. Il progetto ha ricevuto il placet a fine agosto, ed il sindaco Giuseppe Mirarchi ha parlato di “grande opportunità per l’economia locale”. La Soprintendenza ai beni Culturali fa sapere invece che la tonnara e l’isolotto si trovano sotto tutela del Piano Paesaggistico, per il quale è vietato costruire nuovi edifici ma nulla è detto riguardo alla riqualificazione di quanto già sorge”.

Capo Passero, tutto a repentaglio per via dei soliti interessi

La giustificazione alla realizzazione del resort poggia sul fatto che il forte dell’isola di Capo Passero si trova in uno stato definito “pietoso”, ed è stata promessa la massima attenzione per preservare il verde e gli animali presenti, oltre che il patrimonio storico. Ma le associazioni ambientaliste si dimostrano fortemente scettiche: “Riqualificare gli immobili a terra può anche essere una cosa buona, ma mettere mano a quello che già c’è sull’isola vorrà dire cancellare la memoria storica e modificare in maniera radicale”, fa sapere la sezione siciliana di Legambiente, che si è mobilitata per chiedere la revoca dei permessi di costruzione, ovviamente senza successo, perché in ballo ci sono tanti soldi.

“La Soprintendenza di Siracusa nega che ci sia una riserva sull’isola di Capo Passero e così facendo sta violando le norme di tutela in materia di ambiente”. Legambiente Sicilia si rivolge pertanto a Vittorio Sgarbi, che da poco è stato nominato assessore regionale ai Beni culturali nella neoeletta giunta Musumeci. Al noto critico d’arte ferrarese viene chiesto di fare qualcosa di concreto “per fermare questo scempio”.