Alieni e ghiandola pineale | C’è un collegamento

La ghiandola pineale è una piccola ghiandola, detta anche epifisi, delle dimensioni di una nocciolina, che si trova nella parte posteriore del cranio, sotto il cervello. Oggi sappiamo che contribuisce alla formazione della melatonina, e quindi alla regolazione del ritmo sonno-veglia e dei cicli luce-buio.

Per gli Antichi e per molte tradizioni spirituali questa ghiandola endocrina era un punto nevralgico importantissimo. Veniva interpretata come il punto di collegamento fra anima e corpo o fra diverse dimensioni.

I sostenitori della teoria aliena, invece, pensano che questa ghiandola sia il frutto di una modificazione genetica voluta dagli extraterrestri che hanno colonizzato la Terra migliaia di anni fa.

Cosa c’entrano gli alieni con la nostra ghiandola pineale (Getty) – curiosauro.it

La ghiandola pineale o epifisi: il terzo occhio che ci collega agli alieni

Il filosofo Cartesio fraintese l’epifisi come un ponte tra mente e corpo. Trovandosi costretto a collegare i concetti di res cogitans (mente) e res extensa (corpo), che egli stesso aveva separato, il filosofo francese volle tirare in ballo la ghiandola pineale. Gli pareva l’unica ghiandola del corpo non doppia (cioè non divisa in due sezioni o emisferi) e per questo le affibbiò l’ingrato compito di tramite fra i pensieri (innati, puri, perfetti) e la carne (mortale, impura e imperfetta).

L’opinione di Cartesio intercettava alcune vecchie teorie magiche diffuse nell’antico Egitto, in India, in Grecia e nel Medioevo, secondo cui la ghiandola pineale aveva un ruolo nella percezione dei dati metafisici. Per gli indiani, questa ghiandola corrispondeva all’occhio di Shiva, ossia a un organo della visione spirituale. In epoca moderna, i rosacrociani interpretarono la ghiandola pineale come uno dei centri psichici dell’uomo. Attraverso opportune metodologie, credevano fosse possibile stimolare quel centro psichico e far risvegliare alcune facoltà latenti, atrofizzate a causa del loro inutilizzo. 

E poi ci sono i sostenitori della teoria degli antichi alieni. Costoro pensano che l’epifisi sia una ghiandola impiantataci nel cranio dagli extraterrestri attraverso un giochetto di ingegneria genetica. Per quale motivo? Per controllarci. Ma anche per darci la possibilità di entrare in contatto con altre dimensioni.

La teoria dell’epifisi creata dagli alieni

Secondo questa narrazione, la ghiandola secernerebbe alcune sostanze narcotizzanti o stimolanti in grado di farci trascendere la realtà per entrare in contatto con gli extraterrestri. Altri pensatori sostengono che questa funzione entri in gioco durante le cosiddette abduction, cioè con i rapimenti alieni che ciclicamente interessano gli umani. Si pensa che la ghiandola funzioni come una specie di antenna per la stimolazione attraverso onde elettromagnetiche (amplificate da un microimpianto nascosto nell’epifisi, appunto). Gli extraterrestri potrebbero quindi agire con stimolazioni cerebrali per entrare nei nostri pensieri e studiarci a fondo.

Un’altra prospettiva è quella secondo cui gli alieni tengono bloccata la nostra ghiandola pineale per evitare una nostra evoluzione e tenerci così sotto controllo. Le prove di questa teoria, secondo gli amanti dei misteri e dei complotti, starebbero nelle piramidi e nelle raffigurazioni dell’occhio di Ra (che dovrebbe assomigliare alla ghiandola).

POTREBBE ANCHE INTERESSARTI >>> Studi sugli alieni | L’uomo ricerca la presenza di extraterrestri da più di duecento anni

Su quali prove scientifiche si basa questa teoria? Su nessuna. E non potrebbe essere altrimenti. L’unico dato più o meno pseudoscientifico in questo tipo di ipotesi sta nel fatto che, effettivamente, l’epifisi secerne delle sostanze dopanti. Infatti, in alcuni casi, questa ghiandola rilascia il tetrahydro-carboline, un alcaloide chimicamente correlato alle triptamine. In più, molti studi dimostrano che questa ghiandola dovrebbe avere ruolo nello sviluppo della dipendenza da droghe…

Droghe, allucinazioni e innesti

Ecco dove si trova la ghiandola pineale (Pixabay) – curiosauro.it

Chi crede all’epica degli antichi alieni sostiene che gli Egizi e gli Indiani fossero soliti ricreare con alcuni composti magici queste speciali droghe proprio per entrare in contatto con gli alieni. Si racconta che i poeti dell’India antica bevessero una sostanza chiamata Soma, derivata da una pianta allucinogena, con la capacità di mettere in connessione il finito con l’infinito. Ebbene, la Soma dovrebbe avere qualcosa in comune con il tetrahydro-carboline.

POTREBBE ANCHE INTERESSARTI >>> Alieni ed Egizi: quali evidenze storiche e scientifiche dimostrano un contatto

Vi lascio con un personale spunto di riflessione. Il collegamento fra alterazioni psichiche e fantomatiche abduction aliene non è così campato in aria. La diffusa esperienza di rapimento operato da esseri di presunta origine aliena potrebbe essere spiegato con difetti cognitivi o con alterazioni mentali. Chi subisce determinati stati, e soffre di questo tipo di allucinazioni (materializzando dinanzi a sé degli esseri alieni), potrebbe effettivamente essere preda di un delirio o aver subito qualche lesione cerebrale. Magari non dovuta a un eventuale innesto a livello della ghiandola pineale…

Previous articleGli italiani scoprono uno dei templi buddhisti più antichi del Pakistan
Next articleRoscosmos ha sospeso il lancio del razzo Soyuz