Il motivo scientifico dello sterminio dei nativi americani

Il genocidio dei nativi americani è un argomento di cui si parla sempre troppo poco. Ma è innegabile che, con l’arrivo degli europei, il continente americano subì un calo demografico tremendo. Le fonti storiche non riportano numeri precisi, ma nessuno dubita più sullo sterminio subito dagli indios del Centro e del Sud e dagli indiani del Nord.

La conquista delle America da parte degli spagnoli (wikipedia) – curiosauro.it

Il genocidio americano: lo sterminio a opera dei conquistadores e dei “colonizzatori”

Lo sterminio è avvenuto con l’arrivo degli europei nel XV secolo ma è durato fino alla fine del XIX secolo. Stime piuttosto vaghe oscillano fra i cinquantacinque e i cento milioni di vittime. Ecco quanti nativi americani sarebbero morti a causa dei cosiddetti colonizzatori. Molti furono trucidati durante le battaglie o nelle guerre di conquista, altri perirono a causa della fame, della perdita del loro ambiente, del mutamento dello stile di vita. La maggioranza fu decimata dalle malattie portate dagli europei. Gli indios e gli indiani americani non avevano difese immunitarie per opporsi a virus e batteri europei. Secondo Russell Thornton, solo nel Nord America morirono almeno diciotto milioni di persone. Per altri storici le vittime furono più di cento milioni… E lo sterminio non è finito.

Gli spagnoli di Hernán Cortés furono i primi europei a mettere in campo uno sterminio organizzato della popolazione amerinda. Ma la loro aggressione non fu solo bellica. Ammazzarono gli indios anche con le malattie. Famosa è l’epidemia di vaiolo che sconvolse la società azteca in seguito all’arrivo dei conquistadores spagnoli. Secondo gli storici almeno la metà del popolo azteco morì a causa del morbo, e anche per questo il potente impero azteco non riuscì a bloccare l’assedio di Cortés.

Il virus che mise in ginocchio gli aztechi

Hernán Cortés raffigurato mentre uccide un indios – curiosauro.it

Non solo il vaiolo. Gli indios dovettero subire anche l’aggressione dell’influenza, del morbillo e della scarlattina. Secondo alcuni ricercatori, ci furono moltissime infezioni di difterite, parotite e salmonella. Forse ebbe un grande impatto anche il tifo, anche se ne esisteva una variante americana precolombiana, diversa però da quella europea. Tutte queste malattie misero in ginocchio gli aztechi, che dovevano già far fronte a una lotta impari, contro avversari armati di fucili e a cavallo. Quella dei conquistadores era una forza militare tecnologicamente superiore.

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Molti storici credono oggi che le malattie portate dagli europei siano state l’arma più efficace contro gli indios. Quei virus, da soli, contribuirono alla morte del 90% della popolazione precolombiana. La scuola ribassista crede invece che gli indios fossero già pochi al momento dell’arrivo degli europei. C’è chi sostiene che Colombo arrivò in un continente abitato da meno di dieci milioni di persone. Oggi, invece, pensiamo che la popolazione amerinda superasse i cento milioni di individui. Il grande calo demografico dipese dunque dall’arrivo degli europei. E soprattutto delle patologie introdotte dagli eserciti spagnoli, inglesi e francesi.

Infezioni vecchie e nuove

Le popolazioni amerinde, infatti, non erano immunizzate, e quindi morirono in fretta e in gran numero. La crisi sociale provocò anche un calo della natalità. I conquistadores, poi, praticarono per quasi un secolo il sequestro sistematico delle donne in età fertile, e in questo modo distrussero il tessuto sociale e civile delle popolazioni azteche e inca. In Nord America, gli inglesi, dopo le guerre contro gli indiani, decimarono i nativi con la sterilizzazione, spesso coatta o attuata con l’inganno. Questo fenomeno coinvolse quasi centomila uomini e donne.

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Ancora oggi assistiamo a qualcosa di simile. Gli yanomamö, indigeni della foresta amazzonica, sono stati travolti dal Covid-19 dopo essere entrati in contatto con la società brasiliana cosiddetta civile. Gli yanomamö, fino a due anni fa erano un gruppo di trentamila individui, diffusi per lo più nella zona di foresta compresa tra i bacini dei fiumi Orinoco e Rio delle Amazzoni. Oggi già un migliaio di individui sarebbe morto a causa del Covid. La strage non è dunque finita.

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