La tecnologia Blockchain è la risposta per porre fine alla povertà?

Negli ultimi tre o quattro anni si è parlato tantissimo di tecnologia blockchain e di tutti i vantaggi che potrebbero derivare dall’utilizzo su vasta scala di questa innovazione. C’è persino chi sostiene che il sistema blockchain potrebbe risolvere le disparità sociali, aiutare la sostenibilità ambientale e combattere la povertà. È davvero così? Prima capiamo che cos’è di preciso la blockchain.

Sistema Blockchain – curiosauro.it

La blockchain spiegata facile facile

La blockchain è un’espressione informatica traducibile come “catena di blocchi”. Funziona come una struttura dati condivisa ma non modificabile, dove le operazioni digitali possono essere raggruppate in “blocchi” concatenati in senso cronologico. Tale archiviazione garantisce integrità grazie all’uso della crittografia. Ogni contenuto (un dato, un progetto, un valore, un’opera) inserito nel sistema, una volta scritto tramite un processo normato, non è più né modificabile né eliminabile.

Contrariamente a quanto si pensi la blockchain non è una criptovaluta anche se è spesso collegato a Bitcoins, Ethereum, eccetera. Non è nemmeno un semplice database o un software.

E allora che cos’è? Una nuova tecnologia che sta già cambiando molte cose in economia e nel mondo informatico,  ma non solo. È un registro digitale incorruttibile delle transazioni economiche che può essere programmato anche per altri fini. Per esempio per registrare tutto ciò che ha valore: opere d’arte, prestazioni di lavoro, idee, risorse…

Blockchain e povertà

La blockchain può sconfiggere la povertà? – curiosauro.it

Abbiamo capito che la tecnologia blockchain si basa su un registro digitale aperto e distribuito di ogni possibile transazione. Un sistema di valutazione e archiviazione basato sul consenso tra i partecipanti alla rete. E in questo senso, il sistema può trasformarsi in un’alternativa alle banche, agli atti notarili e alle classiche procedure burocratiche per la tesorizzazione, la compravendita e il guadagno.

L’impiego della blockchain nel mondo commerciale è utile a creare maggiore trasparenza e fiducia tra venditore e acquirente. Ogni dato, relativo a qualsiasi prodotto, diventa in questo sistema trasparente e tracciabile. Per questo non solo informatici e artisti ma anche artigiani, contadini stanno utilizzando questa tecnologia per fare “affari”.

Il consumatore si interfaccia con notizie sul prodotto grazie ai dati salvati su archivi web decentralizzati. E questi dati possono svelare tutto ciò che gli interessa in tempo reale. Se per esempio l’oggetto archiviato in blockchain è una bottiglia di vino, come acquirente posso tracciare la bottiglia, conoscere le fasi di produzione, dalla vendemmia al confezionamento, analizzare le condizioni di viaggio e di stoccaggio, e altro ancora. E tutto questo con la massima trasparenza.

Il produttore, invece, può vendere e monetizzare attraverso una transizione sicura senza passare attraverso istituti di credito e tassazioni relative.

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Secondo i creatori della tecnologia, la blockchain dovrebbe permettere alle persone escluse dall’attuale monetizzazione di poter entrare in possesso di un deposito monetario affidabile e sicuro. In più, il sistema promette protezione assoluta della privacy e la possibilità di monetizzare le proprie informazioni. Secondo alcuni interpreti, quindi, la blockchain ha il potenziale per risolvere il problema della disuguaglianza sociale, mutando i criteri in cui la ricchezza è ridistribuita.

I problemi del sistema

La blockchain per ora è una tecnologia su cui investono esperti di criptovalute, programmatori informatici, aziende specializzate e speculatori. I piccoli imprenditori, i produttori di beni artistici o artigianali che provano a inserirsi in questo mercato basato sul peer-to-peer si trovano però isolati o scollegati dai flussi principali di monetizzazione. Per quale motivo?

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Perché tutto gira ancora intorno alla speculazione finanziaria e ai giochi di borsa, anche se la borsa ufficiale è tagliata fuori.

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