5 possibili teorie fantascientifiche: parte 1 | Wormhole

Siamo abituati a pensare ai romanzi e i film di fantascienza come a prodotti di pura evasione, basati su idee spesso sensazionali e poco strutturate. Ma è davvero così? Oltre la superficie, e di là dai tanti prodotti sci-fi di scarsa qualità, la fantascienza è un genere in grado di affrontare temi originali e interessanti. Partendo da prospettive diverse da quelle spesso utilizzate e allontanandosi dai limiti della fisica nota, le teorie fantascientifiche appaiono originali. E in certi casi anche possibili!

La fisica teorica fa uso di modelli matematici e dell’astrazione pura per spiegare e prevedere i fenomeni naturali. A volte si perde in possibilità di estrema speculazione astratta, e si confonde perciò con la fantascienza. Altre volte è la fantascienza a ispirare o a superare in complessità la visione della fisica teorica. Qualche esempio? Avete mai sentito parlare di Wormhole?

Che cos’è un Wormhole?

Un wormhole, per come ce lo immaginiamo (Pixabay) - curiosauro.it
Un wormhole, per come ce lo immaginiamo (Pixabay) – curiosauro.it

Il wormhole (tradotto: buco di verme), meglio noto come Ponte di Einstein-Rosen, è un tunnel spaziotemporale. Una sorta di scorciatoia o cunicolo che consente viaggi immediati da un punto all’altro dell’universo, avanti e indietro nel tempo. In fisica, il buco di vermi va inteso come una caratteristica, più o meno verosimile, da attribuire allo spaziotempo.

Il concetto in sé è abbastanza vecchio. Il primo a teorizzare l’esistenza dei wormhole (pur senza usare questo nome) fu Ludwig Flamm, nel 1916. Questi pensò all’ipotesi di una galleria gravitazionale in grado di unire punti distanti dell’universo.

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Una seconda e più importante considerazione della teoria fu compiuta nel 1921 dal matematico Hermann Weyl, che lavorava a studi sulla quantità di energia espressa in massa di un campo elettromagnetico. Gli studi di Albert Einstein sulla relatività si conformarono poi come il sostegno teorico ideale per supportare l’ipotesi.

L’allegoria della mela e del verme

Il termine wormhole fu coniato nel 1957 dal fisico teorico americano John Archibald Wheeler. A lui si deve la famosa allegoria della mela e del verme. Siete curiosi? Eccovela qua…

Immaginiamoci l’universo come una grande mela e poi poniamo la presenza di un verme, che si muove sulla sua buccia. La distanza tra due punti opposti della mela è pari a metà della sua circonferenza se il verme striscia sulla superficie della mela, ma se esso decide di scavare un foro attraverso la mela stessa, la distanza per raggiungere quel determinato punto diventa più piccola. Dunque, il foro attraverso la mela rappresenta il cunicolo spaziotemporale.

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Il nostro universo potrebbe quindi presentare molti cunicoli spaziotemporali, detti intra-universo, ossia tunnel che collegano almeno due o più punti dello Spazio. Questo perché l’intero universo è una regione compatta dello spaziotempo, una mega-realtà connessa in tutti i suoi punti.

Ma è anche possibile che il wormhole ci conduca a una dimensione diversa, ossia verso un universo parallelo. Secondo la fisica teorica, ogni universo potrebbe generare altri universi, a cui poi sarebbe collegato come un genitore da dei cordoni ombelicali. E tali cordoni potrebbero essere intesi come connessioni, ossia tunnel attivi, fra una realtà e un’altra.

L’idea di Einstein

Spaziotempo deformato - curiosauro.it
Spaziotempo deformato – curiosauro.it

Albert Einstein ragionò parecchio sulla questione. In collaborazione con il fisico Nathan Rosen, il caro Albert teorizzò nel 1935 che punti di gravità estremamente forte, come i buchi neri, potessero essere direttamente collegati tra loro.

Il “risucchio” a spirale agito dalla pressione estrema del buco nero, sarebbe cioè in grado di deformare lo spaziotempo, creando degli imbuti, simili a tunnel. E così l’idea dei wormhole ha trovato un supporto speculativo davvero importante. E allora sì, da un punto di vista matematico e fisico, la deformazione chiamata tunnel spaziotemporale è possibile.

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E se un buco di vermi è un ponte fra una dimensione e un’altra, allora attraversandolo potremmo viaggiare in altri universi? La risposta è ancora sì, per Einstein. Anche se la pressione del buco nero ci disintegrerebbe prima di poter considerare qualsiasi ipotesi di viaggio…

Dalla scienza alla fantascienza

I buchi nella fantascienza - curiosauro.it
I buchi nella fantascienza – curiosauro.it

Il successo del concetto, però, non è tanto legato alla fisica quanto alla fantascienza. Negli anni ’80, l’astrofisico Carl Sagan usò questa teoria come presupposto per un suo fortunato romanzo sci-fi. Stiamo parlando di Contact, che poi divenne un film di successo con Jodie Foster.

In realtà, in letteratura, qualcuno ci aveva già pensato prima, pur non conoscendo il concetto di wormhole. In Paria dei cieli, Isaac Asimov parlò di un buco temporale.

Il cinema, poi, ha quasi abusato di questa teoria. Ci sono centinaia di film sorretti dall’ipotesi dell’esistenza di un tunnel spaziotemporale. Fra questi avrete sicuramente visto Stargate, Donnie Darko e Punto di non ritorno

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