Maria la Giudea, la prima grande alchimista della storia

La tradizione alchemica ricorda tra i grandi nomi della ricerca ellenica quello di Maria la Giudea. Di fatto, la prima donna realmente esistita e essere menzionata come maestra dell’arte alchemica.

Non sappiamo molto su questa figura. Anche se la consideriamo un personaggio realmente esistito, la sua biografia è contaminata da moltissimi elementi mitici e sospetti. Forse visse ad Alessandria d’Egitto intorno al I secolo a.C.; alcuni la attestano come maga personale di Cleopatra. Gli Arabi la chiamavano Maria la figlia di Platone, i Latini la conoscevano come Maria Prophetissima.

Ciò che è sicuro è che Maria la Giudea fu una filosofa molto nota in Antichità e un’alchimista di cui si parlava ancora nel Medioevo. A lei sono attribuite molte invenzioni chimiche ed alchemiche fondamentali.

Chi era Maria la Giudea? Alla scoperta della prima grande alchimista della storia (wikipedia) – curiosauro.it

Il mito di Maria la Giudea

I primi alchimisti alessandrini affermavano che Maria la Giudea credeva che i metalli appartenessero a due generi diversi (maschile e femminile). Per questo, secondo la concezione magica dell’alchimista, unendo questi due generi, era possibile dar vita a nuove sostanze, fra cui l’oro.

Come anticipato, le vengono attribuite molte invenzioni. Sono tanti gli apparati chimici e alchemici fondamentali che questa donna ha introdotto nella tradizione. Oltre a ciò, viene considerata la prima alchimista nella storia dell’Occidente, cioè la prima donna realmente specializzata in alchimia che non corrispondeva a una figura inventata. Anche se non esistono documenti storici ufficiali sul suo lavoro, abbiamo una testimonianza dell’alchimista Zosimo di Panopoli, che nel IV secolo disse di aver studiato sui testi di Maria la Giudea e di aver usato alcuni suoi strumenti.

Le invenzioni dell’alchimista

Quali furono le più importanti invenzioni di Maria? (wikipedia) – curiosauro.it

Maria la Giudea creò per prima il caput mortuum, ovvero un particolare pigmento, viola scuro, usato come sostanza alchemica. Lo ottenne, secondo Zosimo, dalla distillazione e dalla calcinazione. Fu anche la prima a creare la tecnica detta leukosis (sbiancamento), con cui riusciva a cambiare colore ai metalli. Dopodiché si impratichì nella xanthosis (ingiallimento).

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A questa alchimista è anche attribuita l’invenzione del bagnomaria. Ossia la cottura nel bagno di acqua bollente. Questo tipo di cottura, oggi usata in cucina, quindi, prende proprio il nome da lei. Per gli alchimisti era una tecnica utile in diversi processi chimici dove era necessario un riscaldamento o una cottura di tipo dolce.

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Fu lei a dar vita ad alcuni strumenti alchemici fondamentali. Primo fra tutti il tribikos, cioè una specie di alambicco a tre braccia che serviva per ottenere sostanze purificate per la distillazione. Strano ma vero: questo strumento è usato ancora oggi nei laboratori di chimica. Inventò poi il kerotakis, un dispositivo utilizzato per riscaldare sostanze utilizzate in alchimia e per raccoglierne i vapori.

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