La resistenza al freddo degli Inuit spiegata dalla scienza

Ma come fanno gli Inuit a sopravvivere in zone così fredde e inospitali? E perché questo popolo si è adattato così bene alle gelide coste della Groenlandia, del Canada e dell’Alaska? Secondo la scienza la resistenza del popolo inuit alle basse temperature dell’Artico dipende da adattamenti genetici. O meglio, da un’eredità antica: quella degli uomini di Denisova.

La genetica degli inuit ci spiega come fanno a resistere a temperature così rigide (Pixabay) – curiosauro.it

Inuit, gli adattamenti genetici che permettono al popolo di sopravvivere al freddo

Parliamo di piccole modifiche genetiche di carattere evolutivo che hanno cambiato il metabolismo degli inuit, e non solo. A cambiare è anche il loro aspetto. Gli Inuit vivono costantemente sotto zero. In inverno, in Groenlandia, si arriva a meno cinquanta gradi. Ma per la popolazione inuit non è un problema. Sono abituati a stare a contatto con ghiaccio e neve. Le loro case, gli igloo, sono fatte di ghiaccio, e non hanno riscaldamento. Come riescono a sopravvivere?

Secondo la scienza alcuni adattamenti genetici hanno mutato per sempre il loro metabolismo e anche il loro aspetto. Il naso alto e stretto, tipico dell’inuit, è un espediente evolutivo, che permette all’individuo di scaldare l’aria in ingresso. La bassa statura è utile per disperdere meno calore. Gli antropologi pensano addirittura che queste caratteristiche fisiche siano state ereditate da un gruppo di ominidi vissuti fra i settantamila e i quarantamila anni fa: gli uomini di Denisova.

I geni preistorici che combattono il freddo

L’igloo: la casa di ghiaccio degli inuit (wikipedia) – curiosauro.it

Gli uomini di Denisova sono ominidi assai misteriosi. Abbiamo trovato pochissime loro tracce, perlopiù nei Monti Altaj in Siberia. Hanno un 4% del corredo genetico in comune con i Sapiens. Quindi alcuni ricercatori tendono a credere che sia stata possibile un’ibridazione fra questi ominidi e i Sapiens africani. Sappiamo che erano particolarmente resistenti al freddo. E ora una ricerca dell’Università di Copenhagen ha scoperto che parte del loro genoma è stato ereditato dal DNA degli attuali inuit. Cioè, se confrontiamo il DNA di un inuit con quello di un Neanderthal e con un denisoviano, ci accorgiamo che le similitudini sono tutte con questo secondo ominide. In particolare, i ricercatori hanno isolato due geni: TBX15 e WARS2.

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Questi due geni permettono al corpo di generare molto calore bruciando grasso bruno. Quindi, anche al freddo gelido dei picchi siberiani, i denisoviani stavano più o meno a loro agio. E lo stesso vale per gli Inuit, che sostengono senza problemi le tempeste artiche. Tutti i discendenti diretti dei Sapiens, invece, non hanno questi geni, o li posseggono soltanto sporadicamente.

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Conosciamo abbastanza bene la genetica dell’homo di Denisova, mentre non sappiamo nulla sul suo aspetto e sulla sua “storia”. Quando nel 2010 i ricercatori hanno isolato e sequenziato il DNA nucleare dall’osso del dito del Denisova, hanno compreso che questo ominide presentava un basso tasso di contaminazione. Probabilmente gli uomini di Denisova e i Neanderthal hanno condiviso un ramo comune ancestrale che poi ha portato ai moderni esseri umani africani. Ma si tratta comunque di una parentela molto larga

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