Starbucks: perché l’azienda scrive i nomi dei clienti sui bicchieri

I bicchieroni da asporto della Starbucks ormai sono una vera e propria icona americana. Negli USA il caffè si beve così: lungo, servito in bicchieri monouso e personalizzati. I classici bicchieri di cartone da asporto sono personalizzati. La Starbucks, infatti, è nota anche per l’abitudine di scrivere i nomi dei clienti sui bicchieri.

Nomi sbagliati sulle tazze di cartone di Starbucks: ormai è una moda (captured) – curiosauro.it

Il motivo per cui la Starbucks scrive i nomi dei clienti sui bicchieri

La Starbucks Corporation è una catena multinazionale di caffetterie nata a Seattle. Si occupa anche di riserve di torrefazione. Nel 2021 l’azienda ha superato la soglia di trentatremila esercizi commerciali aperti in tutto il mondo. I negozi Starbucks sono diffusi in ottanta Paesi diversi ed esportano in tutto il mondo la cultura del caffè all’americana. Nei negozi si servono bevande calde e fredde, caffè in grani, caffè istantaneo micromacinato, espresso, pasticcini e snack. Quando si ordina il caffè, il cameriere domanda al cliente qual è il suo nome. E infatti sul bicchiere servito è scritto il nome del cliente. Come mai?

La cosa ha senso per organizzare il lavoro nei momenti di affollamento. Ma la Sturbucks attua la procedura sempre. L’azienda ha cominciato a scrivere i nomi dei clienti sui bicchieri per una questione pratica e prevenire possibili errori. Ma questa politica si rivelò presto vincente anche dal punto di vista pubblicitario. Quel nome divenne presto manifestazione di una caratterizzazione che piaceva al pubblico. Da scelta pratica, l’abitudine di scrivere il nome sul bicchiere è diventato un fenomeno di marketing.

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Nei Paesi anglosassoni è abitudine comunicare ai camerieri nomi finti e buffi, per giocare con la prassi dell’azienda. In questo modo dal negozio escono fuori bicchieri con parolacce al posto del nome, soprannomi, slogan politici e nomi falsi, come Gesù Cristo, Donald Trump o Walt Disney. La tradizione vuole che nelle caffetterie americane i camerieri sbaglino spesso a riportare il nome: è il classico problema legato allo spelling. Che per fortuna in Italia non conosciamo. E ora lo sbaglio si è trasformato in moda.

Personalizzazione

Il logo della famosa catena di caffetterie (wikipedia) – curiosauro.it

La personalizzazione entusiasma i clienti e crea un legame fra azienda e pubblico. Molti altri marchi hanno sperimentato una simile politica. Ed è andata quasi sempre bene. Il nome sul bicchiere crea un senso di appartenenza. In più sa di famiglia. Questo perché negli Stati Uniti, in casa, si è soliti usare tazze personalizzate, spesso vergate con il nome del possessore. Bere da un bicchiere di cartone con su scritto o stampato il proprio nome riporta quindi a una dimensione domestica, di serenità.

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Con la politica dell’azienda, poi, i bicchieri usa e getta diventano dei veri e propri souvenir. Anche perché, di norma, oltre al nome del cliente, sul bicchiere c’è scritto il nome della città in cui ha sede il negozio. Chi va a New York, si porta a casa un bicchiere Starbucks con su scritto New York: è tradizione.

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