I no vax c’erano già nell’Ottocento | La poesia di Giuseppe Gioachino Belli

Già nell’Ottocento, a pochi anni dall’introduzione del vaccino, non tutti erano entusiasti di questi strumenti medici di prevenzione e immunizzazione. Nel 1834, per esempio, il grande poeta romanesco Giuseppe Gioachino Belli firmò una poesia intitolata Er linnesto in cui ironizzava sulle posizioni del volgo che rifiutava e temeva il vaccino contro il vaiolo. Già all’epoca c’erano i no vax?

I no vax sono gli interpreti contemporanei dell’antivaccinismo: sono contrari alle linee indicate dalla comunità scientifica (Pixabay) – curiosauro.it

I no vax al tempo del poeta Belli

Il 21 aprile 1834 Belli scrisse un sonetto corredato da una fitta serie di note intitolato Er linnisto. Il titolo rimanda subito a una focalizzazione non personale: Belli non esprime i suoi pensieri ma quelli di un concittadino ignorante (che non sa che la parola corretta è “innesto”), spaventato o scandalizzato dal vaccino. Insomma, un no vax ante litteram.  Erano poco più di trent’anni che il vaccino era in uso. La medicina sperimentava questi sieri con molta prudenza e senza coinvolgere grandi bacini di pazienti. Fu Edward Jenner nel 1796 a elaborare il primo vaccino della storia per combattere il vaiolo. E anche nella poesia di Belli di vaiolo si parla…

Che quel vaccino funzionasse oggi lo sappiamo con certezza, dato che oggi la malattia è stata eradicata. Fino al 1980 era considerata endemica, oggi non esiste più, almeno in Europa. Ma torniamo a Belli e al suo sonetto. Ecco il testo di Er linnesto.

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Sia bbenedetto li Papa Leoni / e ssin che cce ne sò, Ddio li conzoli; / c’ha llibberato li nostri fijjoli / da st’innoccolerie de vormijjoni. / Vedi che bell’idee da framasoni / d’attaccajje pe fforza li vaglioli / pe ffajje arisvejjà ll’infantijjoli / e stroppiàcceli poi come scroppioni! / Iddio scià mmessa la Madre Natura / su st’affari, coll’obbrigo prisciso / de mannà cchi jje pare in zepportura. / Guarda mó, ccazzo!, pe ssarvajje er viso / da du’ tarme, se leva a una cratura / la sorte d’arrobbasse er paradiso.

Analisi della poesia

Il poeta Belli, cantore della Roma ottocentesca (wikipedia) – curiosauro.it

Dunque nella poesia a parlare è un popolano, un ignorante, che ringrazia il papa che ha abolito la vaccinazione. Il popolano ha infatti terrore di dover sottoporre i figli a quest’innesto, che intende come inoculazione di un verme. L’ignorante ne fa soprattutto una questione religiosa. Dice: se dio ha mandato il vaiolo, per far soffrire i bambini e deturpare i loro volti, chi siamo noi per opporci a questa scelta divina? Se è l’Onnipotente ad aver voluto che la natura organizzasse “questi affari”, vuol dire che ha un suo progetto. Cioè quello di mandare a morte chi vuole. E dunque sbagliano quei genitori che per salvar il viso da due cicatrici, tolgono a un bambino la possibilità di arrivare in Paradiso!

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Il no vax di Belli è un invasato paranoico. Teme incubi generati dall’ignoranza, come il verme inoculato. E si convince che ogni progresso scientifico sia contrario alla natura e quindi a Dio. Preferisce rischiare la morte pur di non affrontare qualcosa che non capisce. Come racconta il poeta, a Roma, si arrivò davvero all’abolizione del vaccino: Leone XII fu convinto a vietare l’antivaiolo dal popolo e dal cardinale Severoli. Quanto attuale e inquietante sia questo, componimento giudicatelo voi!

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