Sviluppo dell’ottimismo, questione di volontà e genetica

L’ottimismo fa vivere meglio, non si è mai troppo tardi per imparare a vedere il mondo col sorriso

ottimismo Sviluppo dell'ottimismo, questione di volontà e genetica- curiosauro.it - 10022022
Sviluppo dell’ottimismo, questione di volontà e genetica- curiosauro.it

Ci si chiede perché l’ottimismo discrimini alcune personalità. Tutti abbiamo un amico, un conoscente un parente pessimista. Sembra la pecora nera della situazione, eppure la scienza non la pensa proprio così. Ad ogni modo l’ottimismo non è paragonabile al bacio soave di bellezza e grazia. Ottimista si nasce sì, ma ci si diventa pure!

L’influenza della famiglia può tanto, l’ottimismo è come un seme da annaffiare

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Sviluppo dell’ottimismo, questione di volontà e genetica- curiosauro.it

In una famiglia in cui ci sono genitori ottimisti è molto probabile che anche i figli lo diventino. Non solo per trasmissione di un atteggiamento e quindi acquisizione dei figli tramite imitazione – in questo caso sana-. L’ottimismo è pure un fattore genetico, infatti – secondo alcuni studi- il 25% delle persone lo ha in “dote”. Per il restante bisogna lavorare un po’. Tanto fa il sistema immunitario e tanto lo stress. Maggiore cortisolo è sinonimo di stress, essendo l’ormone ad esso associato. L’ottimista invece, come studiato da Enrico Zanalda, presidente della Società Italiana di Psichiatria, tende a “sviluppare meno disturbi psicosomatici“. Insomma chi è ottimista ha un sistema immunitario più forte e livelli meno alti di cortisolo. Non male per niente!

Trucchi per pessimisti e i rischi di essere troppo ottimisti

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Sviluppo dell’ottimismo, questione di volontà e genetica- curiosauro.it

Un detto dice che “chi nasce tondo non può morir quadrato“, eppure… Anche per i pessimisti cronici ci sarebbe speranza! Colui che non è ottimista tende – per indole – a vedere tutto negativo. Il nero del pessimista va spazzato via gradualmente attraverso grande forza di volontà. Bisogna lasciar spazio alla gioia e alla spensieratezza, anche se associata a comportamenti reputati infantili.

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Per farlo c’è bisogno di un sano allenamento fatto di gratitudine e gentilezza. Il pessimista deve cercare di enumerare (anche se le prime volte sembra impresa impossibile) tutti gli aspetti positivi. Bisogna ricercare in sé stessi ciò che produce felicità, attingendo anche a ricordi dell’infanzia e trasformare tutto in gesti. Ovviamente non bisogna esagerare e divenire l’estremo opposto.

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I piedi devono toccare sempre terra! L’ottimista deve essere concreto e non effettuare continui e disillusi voli pindarici spingendosi in maniera incauta verso l’ignoto di obiettivi irrealizzabili per capacità, età e carattere. Vero, non siamo punzecchiati continuamente dal fuoco rovente dell’Inferno, ma nemmeno fatine del mondo Disney! Gli esperti concordano: eccessivo stress è deleterio, ma pure sognare troppo come imbambolati fa male!

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