Comporre musica con l’aiuto dell’AI: si può!

Nel futuro prossimo il talento e l’ispirazione non saranno più elementi necessari per poter comporre una canzone? Suona parecchio strano, forse un po’ inquietante, ma potrebbe essere inevitabile. Già da tempo, infatti, la tecnologia aiuta anche i meno talentuosi a comporre suoni e melodie. Come? Grazie all’intelligenza artificiale.

I nuovi programmi dotati di AI che creano musica originale (Pixabay) – curiosauro.it

AI per comporre musica

Si è sempre detto che i computer non avrebbero mai potuto sostituire la creatività umana. Ma forse non è proprio così. L’intelligenza artificiale, ormai, può tutto o quasi. In passato una AI ha scritto un editoriale per il Guardian. Un’altra si è cimentata nella stesura di un’opera teatrale. E ora? A quanto pare l’AI sa anche comporre in autonomia canzoni e basi musicali.

Messa alla prova, l’intelligenza artificiale ha creato già molti brani di musica. Musica bella? Sì e no. Di solito, da questi processi di composizione automatizzata vengono fuori dei pezzi molto ritmati, che riprendono e rielaborano un po’ tutti gli stilemi dominanti della musica da classifica.

Musica e innovazione: il caso Boomy

AI e composizione musicale – curiosauro.it

Negli ultimi anni sono nate decine di app che permettono la composizione assistita. Un paio di clic, e il programma fa tutto da sé: accorda, arrangia, mette in tonalità, ammorbidisce i suoni, crea scale, assoli e accordi. L’AI sa anche formare e sviluppare motivetti orecchiabili originali. Con Boomy (una delle app specifiche) sono state prodotte oltre cinque milioni di canzoni. Molte. Per la precisione il 5% della musica registrata nel mondo.

E da questa musica creata artificialmente si può trarre anche un bel profitto. “L’85% dei nostri utenti non aveva mai composto musica prima” ha spiegato Alex Mitchell, fondatore della società californiana Boomy. Ma ora c’è chi guadagna anche cento o ducento dollari al mese grazie alle royalties prodotte da questi pezzi.

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Di base Spotify paga in media 0,004 dollari per streaming, e una app come Boomy dà ai propri autori l’80% del totale che riceve dalla piattaforma. Quindi, per raggiungere cento dollari, ci vogliono più di trentamila straming.

Un fenomeno inarrestabile

Questo uso della tecnologia in ambito musicale è un fenomeno già rodato. Già in passato esistevano programmi che agevolavano i musicisti con soluzioni automatizzate. Ma ora i software che si sostituiscono ai compositori sono più economici. E, soprattutto, sono più facili da usare: sono dunque più fruibili e funzionali.

Già negli anni ’80 David Cope, compositore di musica classica, aveva sviluppato un software informatico capace di comporre brani musicali ispirati allo stile di Johann Sebastian Bach. Pubblicò anche un disco con cinquemila pezzi… Ma il suo programma andava impostato da un utente pratico in scrittura musicale. Con Boomy e app simili, invece, non bisogna possedere dori informatiche né musicali.

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L’AI, quindi, è già presente nella musica che ascoltiamo? La risposta è sì. Molta della musica che ascoltiamo in radio ogni giorno nasce grazie a programmi del genere. L’uso dell’IA nell’ambito della produzione musicale è così diffuso che dal 2020 è stato indetto un concorso internazionale in stile Eurovision per premiare la migliore canzone composta da umani e intelligenza artificiale.

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