Come sarebbero i veri volti di alcuni personaggi storici

Negli ultimi anni, grazie alla tecnologia informatica, si sono aperte interessanti prospettive di studio sul piano delle ricostruzioni facciali. In pratica, possiamo ottenere delle foto realistiche o dei modelli 3D di personaggi storici di cui conosciamo soltanto immagini indirette: statue, dipinti. Oppure possiamo dare una fisionomia a dei resti ossei di decine di migliaia di anni fa.

Ogni storico vorrebbe conoscere il vero volto di Giulio Cesare. Gli archeologi, invece, vorrebbero dare una fisicità coerente ai resti su cui lavorano. In effetti, anche nel pubblico non specializzato si diffonde la curiosità di ricostruire la vera apparenza di Gesù, di Tutankhamon o di Cleopatra. Oggi tutto ciò è possibile grazie alla ricostruzione facciale, una tecnica supportata da software sempre più sensibili, studi combinati sul DNA e la stampa 3D. Si tratta dei un metodo pratico conosciuto come ricostruzione facciale forense, o FFR (acronimo inglese di Forensic Facial Reconstruction), che permette di ricostruire i lineamenti di un volto a partire dalla morfologia di un cranio umano o di un’immagine abbastanza raffinata. Il metodo fu teorizzato più di cento anni fa da Hermann Welcker e Wilhelm His, ma solo negli ultimi anni ha trovato applicazioni in campo storico e archeologico.

Come funziona la ricostruzione facciale?

Il vero volto di Nerone (Haround Binous) – curiosauro.it

Grande impulso a questa tecnica fu dato dal russo Mikhail Mikhaylovich Gerasimov che, a partire dagli anni Trenta del XX secolo, lavorò strenuamente per dare una sistemazione scientifica alla disciplina. Dopodiché, negli anni 2000, l’informatizzazione delle scienze mediche ha permesso finalmente alle tecniche ricostruttive di raggiungere un buon livello di approssimazione.

Secondo gli esperti, il margine di errore in questo tipo di ricostruzioni è minimo. Per questo ricercatori e artisti lavorano sempre con più passione a progetti di recupero dei reali volti di personaggi antichi e uomini di cui possediamo soltanto resti ossei.

FFR e arte

Un esempio di ricostruzione facciale forense (Hew Morrison) – curiosauro.it

Scienza e arte. Questi due domini apparentemente antitetici collaborano nella ricostruzione facciale. Per scoprire il vero volto di un personaggio vissuto duemila anni fa abbiamo bisogno di un supporto scientifico (analisi del DNA, mappatura dei resti, studio storico delle fonti, analisi chimiche) e di sensibilità artistica, per evitare che i dati quantitativi prevalgono sull’armonia naturale delle forme e sulla qualità.

Spesso per gli uomini primitivi si parte da un teschio, che viene stampato in 3D partendo da tutti i reperti disponibili. La datazione al radiocarbonio, lo studio dei denti, l’analisi del DNA e TAC aiutano i ricercatori a determinare le caratteristiche fondamentali dell’individuo: l’incarnato, il colore degli occhi, dei capelli.

POTREBBE ANCHE INTERESSARTI >>> Scoperta archeologica epocale: un ciondolo sposta la storia dell’Homo sapiens moderno

Da ciò si ottiene un ritratto digitale, che può poi essere ricostruito in tre dimensioni da artisti specializzati. Di norma si adopera la stampa in 3D, oppure si procede con l’argilla e materiali simili.

Per i personaggi storici di cui sono conservati ritratti o statue il processo di ricostruzione diventa più analogico e comparativo. Si mettono insomma insieme tutti i dati disponibili (per esempio tutti i volti di Gesù prodotti dall’arte antica e le testimonianze storiche) e si procede per sintesi. Ovviamente, senza l’apporto di resti ossei, tutto diventa più complicato.

I veri volti di alcuni personaggi storici

Ava, donna dell’Età del Bronzo (Hew Morrison) – curiosauro.it

Una ricostruzione facciale può richiedere centinaia di ore di lavoro. Un esempio abbastanza istruttivo è quello che hanno condotto dei ricercatori scozzesi per ricostruire il volto di Ava, una donna dell’età del Bronzo, vissuta 3.700 anni fa. A partire da un teschio e grazie a un software di ingegneria forense, la donna ha riacquistato un viso vivo.

Famoso è poi il caso della ricostruzione del volto di Gesù. Grazie a tecniche proprie dell’antropologia forense, scienziati britannici e archeologi israeliani hanno condiviso un’immagine del volto di Gesù Cristo molto distante dalle fattezze rivelate dai quadri sacri e dalla Sindone di Torino. Altrettanto celebre è il lavoro di ricostruzione tridimensionale al computer del volto di Cleopatra. Un’opera realizzata dopo un anno di studi dalla dottoressa Sally Ann Ashton, responsabile del dipartimento Antichità dell’università di Cambridge, in Inghilterra.

ricostruzione facciale
Il vero volto di Robespierre secondo lo studio di Philippe Froesch – curiosauro.it

Studiando le fonti e le testimonianze, ammirando i vari ritratti esistenti e analizzando le malattie del soggetto, alcuni studiosi hanno invece presentato al pubblico quello che dovrebbe essere il vero viso di Robespierre.

POTREBBE ANCHE INTERESSARTI >>> Great Blue Hole | L’incredibile dolina marina dei Caraibi

Nel 2016, gli storici dell’Università di Glasgow hanno collaborato con l’Università John Moores di Liverpool per ricostruire il volto di Roberto I re di Scozia. Attraverso dei calchi del teschio del monarca i ricercatori hanno potuto ricostruire i lineamenti del nobile medievale.

Più di recente un artista di computer grafica specializzato in storia romana e AI, Haround Binous, ha ricostruito i volti di tutti gli imperatori romani, da Augusto a Romolo Augusto.

Il vero volto di Gesù? – curiosauro.it

 

Gestione cookie