Gli alieni potrebbero esistere ma non come li intendiamo noi

E chi lo dice che gli alieni debbano essere verdi o grigi e con crani giganti? Scienza e letteratura hanno immaginato molte volte l’aspetto che dovrebbe assumere un extraterrestre. Si va dal composto in silicio, all’umanoide colorato, dallo sbuffo di gas intelligente al brillamento di particelle ammassate. Da tempo, però, il biologo Simon Conway Morris, ricercatore dell’Università di Cambridge, grande esperto in astrobiologia, ripete che gli alieni dovrebbero assomigliarci più di quanto siamo disposti ad accettare.

Secondo il professor Morris l’evoluzione è una logica, con regole giustificabili e replicabili. Quindi, se la vita aliena esistesse, essa dovrebbe assecondare uno schema evolutivo coerente con quello che ha dato origine e sviluppo alla specie umana. Bisogna partire dal concetto che l’evoluzione non è un processo casuale, ma strutturato e cioè prevedibile, giacché opera secondo un insieme di regole piuttosto rigide. Da questo presupposto, la vita, così come si è sviluppata sulla Terra, potrebbe essersi sviluppata su altri pianeti equivalenti secondo un modello simile. E oggi sappiamo che sono parecchi i pianeti simili alla Terra su cui gli astronomi hanno raccolto prove empiriche… Per Morris, allora, ciò che si applica sulla Terra deve essere applicato in tutta la Via Lattea e non solo.

L’evoluzione terrestre è replicabile in altri pianeti?

Alieni come uomini? (Pixabay) – curiosauro.it

La tesi del professor Morris non è stata mai troppo apprezzata dalla comunità scientifica. L’approccio di riferimento per la scienza è quello di Stephen Jay Gould, secondo il quale ci sono troppe variabili in gioco e l’evoluzione terrestre della specie non potrebbe dunque mai essere replicata altrove. Pur applicando la stessa evoluzione, su un diverso pianeta (con un atmosfera sensibilmente diversa, una massa non uguale e una temperatura non identica) la probabilità di scoprire alieni simili agli uomini sarebbe incredibilmente piccola.

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Tutto ciò perché l’evoluzione è intesa come un processo fondato su minute e casuali mutazioni genetiche, strettamente dipendenti da effetti ambientali particolari. E l’ambiente della Terra è per forza di cose un unico e irripetibile insieme di fenomeni contestuali, che appaiono impossibili in ogni altro luogo dell’universo. Dacché gli alieni non potrebbero mai essere come gli uomini.

Alieni umanoidi

Alien film curiosauro
Extraterrestre immaginato nel film Alien di Ridley Scott (captured) – curiosauro.it

Appare insomma minoritaria e poco considerata la teoria della convergenza evolutiva sostenuta da Morris. In pochi, nel mondo accademico, riescono a immaginarsi alieni umanoidi, così simili all’essere umano. Diverso il discorso per la fantascienza, dove più volte scrittori e registi hanno dato agli extraterrestri un aspetto schiettamente umano.

Non dobbiamo illuderci che questo dibattito sia soltanto un divertissement per scienziati annoiati o ricercatori che sperano di coinvolgere un pubblico generico. La questione è importante e antica. Basilio di Cesarea nel 300 d.C. riteneva che gli antichi Egizi provenissero da un luogo lontano “al di là delle zone abitate dagli uomini o dai demoni”. Anche san Tommaso d’Aquino era convinto che nell’universo esistessero altre forme di vita, a cui sarebbe stato necessario introdurre il Vangelo…

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E quasi tutti i grandi pensatori del passato hanno immaginato gli alieni con un aspetto umanoide. Proprio come vuole la convergenza evolutiva. Per illustrare meglio questa teoria, di solito, si usa l’esempio del polpo. Un mollusco che ha sviluppato un occhio, simile a quello umano, anche se contraddistinto da caratteristiche differenti.

Alieni come uomini… e polpi

alieno umanoide
L’alieno immaginato da Rumiko Takahashi nel manga Lamù (wikipedia) – curiosauro.it

In pratica i polpi e gli esseri umani hanno un antenato comune, una lumaca preistorica vissuta cinquecento milioni di anni fa, che non aveva occhi. L’occhio umano si è evoluto secondo una storia particolare, e quello del polpo ha seguito una sua logica indipendente. Ma oggi entrambe le specie hanno gli organi della vista a bulbo.

Un altro esempio è quello del collagene, la proteina che si trova nel tessuto connettivo, che è emersa in modo indipendente sia nei funghi che nei batteri. Se v’interessa l’argomento potete procurarvi i libri Life’s solution: inevitable humans in a lonely universe e Runes Of Evolution, in cui Morris illustra con argomentazioni ficcanti la sua teoria.

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