La NASA ha scrutato sotto le dense nubi di Giove e ha fatto una strana scoperta

La sonda Juno della NASA si è messa a studiare le dense nubi che circondano Giove. Strato dopo strato, è giunta a spiare nelle zone più profonde dell’atmosfera del pianeta. E tutto ciò anche per determinare la struttura delle tempeste rotanti che tanto incuriosiscono gli astronomi. Che cosa si è scoperto?

Sopra lo strato turbinoso e confuso di nubi grige, nei pressi dei Poli di Giove si muovono una serie di vorticose tempeste, che appaiono disposte secondo uno schema geometrico di rara perfezione. Soprattutto nel Polo Sud, i venti persistenti si muovono disegnando immagini regolari, dette poligonali. Un fenomeno che ha da sempre incuriosito gli scienziati.

Tempo fa, alcuni ricercatori della Caltech avevano messo in rilievo delle analogie fra queste tempeste e gli uragani che imperversano sulla Terra…

Le nubi misteriose di Giove

Le nubi di Giove – curiosauro.it

Sul nostro pianeta, però, gli uragani non si raccolgono ai Poli e non volteggiano secondo dinamiche così regolari, tanto da sembrare squadrate e dirette da un coreografo particolarmente zelante.

Alla Caltech, tuttavia, hanno capito dove sta la differenza essenziale: gli uragani terrestri nascono dagli oceani, poi esauriscono l’acqua calda e si riversano sui continenti, mentre le tempeste di Giove (che non ha terra) non trovano attrito, perché non si scontrano con alcun suolo e quindi scorrono sempre verso un Polo e persistono… Cioè, non si consumano mai.

E adesso, grazie alla sonda Juno, la scienza può studiare da molto vicino il funzionamento interno delle bande che avvolgono il pianeta, dei cicloni polari e delle tempeste (o vortici) che ne caratterizzano l’aspetto. Le scoperte sono così importanti che sono stati pubblicati già diversi articoli su riviste specializzate, come Science, Journal of Geophysical Research e Geophysical Research Letters.

Qualche cenno sull’atmosfera di Giove

L’atmosfera di Giove è la più estesa atmosfera planetaria del nostro Sistema Solare. Composta soprattutto da idrogeno ed elio, è assai infiammabile e ospita centinaia di vortici.

Per vortici intendiamo strutture rotanti circolari (simili ai nostri cicloni e anticicloni). Sul pianeta ci sono due vortici che interessano parecchio la NASA: la Grande Macchia Rossa e l’Ovale BA (che dovrebbe essersi formato solo nel 2000). Entrambi questi vortici sono di colore rosso perché trascinano i gas e le polveri cremisi dalle viscere di Giove alla sua atmosfera.

Perché ci affascinano così tanto le nubi di Giove?

Pianeta Giove
Una riproduzione di Giove (fonte: NASA) – curiosauro.it

Con tutti i nuovi dati raccolti dalla sonda della NASA i ricercatori possono ora studiare atmosfera di Giove, con immagini in 3D. E tutto ciò anche grazie all’ingegno italiano: a bordo di Juno c’è infatti lo Jovian Infrared Auroral Mapper (JIRAM), uno strumento realizzato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) che può catturare immagini tridimensionali e a infrarossi dei venti e dei vortici.

Insomma, la sonda ha racconto moltissimi dati sui cicloni atmosferici di Giove. E analizzando questo materiale, gli astrofisici sono riusciti a capire che i venti di Giove sono estremamente persistenti, anche quando mantengono la loro peculiare forma poligonale. In parole povere, si concentrano sempre negli stessi punti. Perlopiù nei Poli. In più, questi cicloni si perturbano a vicenda, e quindi oscillano lentamente intorno a una posizione di equilibrio, generando quel continuo fluire che sembra ammantare tutto il pianeta.

Secondo i ricercatori, poi, i cicloni più potenti si sviluppano molto in profondità, cioè al di là del denso strato di nuvole che copre il pianeta.

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Questo vale anche per il più interessante di tutti questi venti, e cioè il ciclone conosciuto come Grande Macchia Rossa. Che, di per sé, è più grosso ed esteso di tutta la nostra Terra…

Che cosa ha scoperto Juno?

Grazie a Juno ora sappiamo che i cicloni diventano più caldi e meno densi negli strati superiori dell’atmosfera, e invece sono più freddi e con una densità più alta negli strati inferiori. I risultati indicano anche che l’estensione verticale di queste tempeste è molto più grande del previsto: alcune di esse si estendono per cento chilometri sotto le cime delle nuvole; altre (fra cui la Grande Macchia Rossa) si estendono per oltre trecentocinquanta chilometri.

Ciò ci permette di intuire che i vortici si estendono oltre la regione dove l’acqua si condensa. Ovvero al di là dello spazio in cui si formano le nuvole, laddove la luce del sole riesce a malapena a penetrare, riscaldando un po’ l’atmosfera.

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Perciò, dicono gli studiosi, dalla massa di questi vortici possiamo comprendere la potenza e altre caratteristiche del campo magnetico di Giove.

Siamo dunque vicini a penetrare un mistero secolare. Giove ci affascina perché si cela in un denso strato di nuvole: si nasconde. Proprio come faceva il dio supremo dell’Olimpo, che per sfuggire agli occhi gelosi della moglie Giunone, era solito obliarsi in un mantello di nubi, per svignarsela… Ci avevate mai pensato? Per questo la sonda la NASA ha battezzato la sonda che gira intorno a Giove proprio così: Juno, e cioè Giunone.

La missione della NASA che sta studiando il campo magnetico di Giove attraverso una sonda in orbita polare è stata lanciata nel 2011. E Juno ha già raccolto tantissimi dati utili.

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