Andare al lavoro in bici, qui ti pagano per farlo: l’iniziativa che punta su ambiente e salute

Un’iniziativa punta a incentivare l’uso della bici pagando per andare al lavoro sulle due ruote. Ecco dove succede.

In un piccolo libro che tesse l’elogio della bicicletta, lo scrittore Ivan Illich esalta questo mezzo di locomozione che per gli spostamenti si avvale dell’energia metabolica umana. La bici è una tecnologia a misura d’uomo, spiega, che oltre ad essere “green” non crea bisogni che non può soddisfare (come fa invece il mito della velocità alimentato dalle automobili) a danno delle esigenze alle quali in precedenza davamo una risposta personale, muovendoci con le nostre forze naturali.

L'iniziativa che paga chi va al lavoro in bici
Ci sono posti in cui ti pagano se vai a lavorare in bici – curiosauro.it

Anche da noi si comincia a capire che incentivare l’uso della bicicletta conviene a tutti: alla nostra salute ma anche all’ambiente (meno traffico in automobile significa meno inquinamento e meno emissioni nocive). Che pedalare faccia bene lo mostra anche uno studio del British Medical Journal. Scopriamo così che andare al lavoro in sella alle due ruote diminuisce del 45% della possibilità di ammalarsi di cancro rispetto a chi per spostarsi  usa l’auto o i mezzi pubblici e del 46% la probabilità di contrarre malattie cardiovascolari.

In generale, pedalare va benissimo per contrastare le patologie provocate da uno stile di vita sedentario, prima fra tutte l’obesità. Quanto ai benefici per l’ambiente, basta pensare che secondo Nature dai trasporti (per via dei carburanti impiegati) proviene un quarto delle emissioni globali di gas serra, che per la metà sono dovute alla circolazione degli automobili. Si è calcolato che se tutti percorressero ogni giorno 2,6 chilometri a piedi, queste diminuirebbero di 686 milioni di tonnellate. Una cifra pari a una volta e mezzo le emissioni dell’Italia.

Pagati per andare a lavorare in bici, dove succede e come funziona

Da questa consapevolezza prende le mosse Cycling Strategy, il piano europeo che si prefigge di riconoscere la bici come un vero e proprio mezzo di trasporto (Illich avrebbe detto transito autoalimentato, per distinguerlo dal trasporto motorizzato). L’obiettivo è quello di raddoppiare entro il 2030 il numero di chilometri percorsi in bicicletta.

Dove ti pagano se vai in bici al lavoro
I Paesi che incentivano l’uso della bici per andare al lavoro – curiosauro.it

Su questa falsariga – incentivare gli spostamenti in bici – si stanno muovendo singoli Paesi europei. Come l’Olanda, dove dal 2006 le aziende garantiscono una “indennità di chilometraggio” (pari a 19 centesimi di euro a km, che nel 2024 dovrebbe aumentare a 23 centesimi) a chi va al lavoro in bici. Il funzionamento è semplice: l’app aziendale tiene traccia dei km percorsi in settimana e il tragitto finisce in busta paga a fine mese.

Accade lo stesso dal 2011 in Belgio (24 centesimi a km per i lavoratori che si spostano in bici). Stessa cosa è avvenuta più di recente in Francia (25 centesimi a km). Inoltre nei Paesi appena citati ci sono anche altri incentivi. Come il Bike Plan olandese che permette di comprare bici attraverso l’intermediazione dell’azienda. In seguito il costo del mezzo (detraibile fino al 40%) viene direttamente addebitato in busta paga.

E in Italia? Da noi non c’è una legge nazionale sulle indennità chilometriche. Alcune città però si sono mosse per conto loro. A cominciare dal comune di Massarosa, in provincia di Lucca, il primo a offrire rimborsi chilometrici ai lavoratori col progetto Bike to work. L’esempio toscano è stato poi seguito da Bari (che rimborsa 25 centesimi al km), Torino, Milano, Venaria e Faenza. Da segnalare anche l’iniziativa Bike to Work-Bonus bici avviata dopo la pandemia dalla regione Emilia-Romagna.

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