Conosciamo tutti la regola delle 8 ore di sonno, ma è sempre stato così? Ecco come dormivano gli antichi

Il sonno ha da sempre una grande importanza per l’essere umano. Una pratica non molto conosciuta però riguarda quello degli antichi.

Il sonno bifasico è un regime in cui le persone dormono due volte al giorno, in genere durante le ore notturne. Questa pratica è stata riscontrata in diverse culture, tra cui quella romana, greca e medievale. Numerosi storici, grazie varie testimonianze e prove scientifiche, hanno scoperto che i nostri antenati non dormivano come facciamo oggi, e questa potrebbe essere la spiegazione di molti disturbi del sonno, tanto diffusi ai nostri giorni.

cos'è il sonno bifasico
Com’era il sonno degli antichi (curiosauro.it)

In particolare, lo storico Roger Ekirch della Virginia Tech University ha pubblicato nel 2001 uno studio basato su 15 anni di ricerca. La straordinaria quantità di prove storiche ha provato che nel passato non dormivamo le classiche 7-8 ore, ma suddividevamo il riposo notturno in 2 fasi distinte, il cosiddetto “sonno bifasico”.

I nostri antenati si svegliavano durante la notte per svolgere alcune attività, per poi tornare a dormire. I dati raccolti dallo storico americano dimostrano che fino al diciottesimo secolo la gente si riposava in due diverse fasi notturne, invece in un unico periodo di otto ore consecutive. Oggi consideriamo 8 ore ininterrotte di sonno il segno di uno stile di vita salutare, ma è davvero così?

Come dormivano gli antichi

Nell’antica Roma, ad esempio, il sonno notturno era diviso in due fasi (“primo sonno” e “secondo sonno”). Le persone si svegliavano naturalmente dopo il primo, trascorrevano del tempo ad esplorare il proprio ambiente, leggevano o si dedicavano ad altre attività tranquille prima di tornare a dormire per la seconda fase. Ciò era considerato normale e accettato, e molte opere letterarie dell’epoca fanno riferimento a questa pratica.

Come dormivano gli antichi
Nell’antica Grecia, filosofi come Socrate e Platone discutevano dell’importanza dei pisolini durante il giorno (curiosauro.it)

Anche nella Grecia antica il sonno bifasico era diffuso. I filosofi come Platone e Socrate discutevano apertamente sulla necessità di fare sonnellini durante il giorno per mantenere una mente lucida e vigilante. Alcuni ritenevano che questa pausa pomeridiana fosse essenziale per il benessere generale e la produttività.

Nel periodo medievale, il sonno bifasico era ancora praticato, ma era spesso influenzato dalle tradizioni religiose. Le persone si svegliavano al mattino presto per pregare o partecipare a servizi religiosi, quindi tornavano a dormire per un breve periodo prima di iniziare la giornata lavorativa. Questo modello era strettamente legato al ritmo della vita monastica e al ciclo liturgico.

Nel suo libro “At Day’s Close: A History of Nighttime” lo storico Roger Ekirch descrive un modello di sonno sconnesso, che era normalmente diffuso prima della Rivoluzione Industriale. Include diari, libri di medicina, letteratura e materiale preso da varie fonti, tra cui l’Odissea di Omero, fino alle tribù moderne in Nigeria e altro ancora: almeno 500 dati diversi che testimoniano la diffusione del sonno bifasico.

Tutto accadeva entro un lasso di tempo 12 ore, che iniziava con 3 o 4 ore di sonno, seguito da una fase in cui si stava svegli per 3 ore o giù di lì e poi si dormiva di nuovo fino al mattino. C’è da considerare che, non essendoci l’illuminazione elettrica, gli antichi andassero a letto molto prima, non appena calava la notte, che nei mesi freddi dura fino a 14 ore.

Il sonno bifasico oggi: è possibile?

Una ricerca effettuata nei primi anni ’90 dallo psichiatra Thomas Wehr ha definito gli effetti della fotoperiodicità (esposizione alla luce) sul sonno. Nel suo esperimento sono state messe 14 persone in completa oscurità per 14 ore, per un mese intero. Inizialmente, i partecipanti hanno dormito per moltissimo tempo, a causa del debito di sonno. Ma una volta recuperato il sonno, si sono riposati secondo lo schema suggerito oggi da Ekirch.

in cosa consiste il sonno bifasico
Il sonno bifasico era praticato fino a prima della rivoluzione industriale (curiosauro.it)

Hanno dormito per circa 4 ore, svegliandosi e poi andando a dormire fino al mattino, con un riposo totale di non più di 8 ore. Le ore fra i due sonni erano caratterizzate da calma insolita, paragonabile alla meditazione. I soggetti usavano il tempo per rilassarsi, non avendo lo stress di riaddormentarsi. Questo corrisponde, storicamente, al momento nella notte in cui gli antichi si dedicavano alla preghiera e alla meditazione.

Ciò che emerge da queste pratiche è che il sonno bifasico potrebbe avere avuto benefici non solo fisiologici ma anche culturali e spirituali. Gli antichi sembravano comprendere intuitivamente la necessità di pause durante il giorno per mantenere un livello ottimale di vigilanza e attenzione. Oggi, nonostante alcuni studi suggeriscano che dividere il sonno in due periodi potrebbe portare a un miglioramento della vigilanza e della funzione cognitiva, la società moderna e i suoi ritmi frenetici non permetterebbero la flessibilità che queste pratiche richiedono.

In conclusione, il sonno bifasico è un aspetto affascinante della storia del sonno umano. Esplorare le pratiche degli antichi ci offre una prospettiva sulla loro comprensione del sonno. Ed anche la possibilità di considerare come tali approcci potrebbero avere impatti positivi sulla nostra salute e benessere nella frenesia della vita contemporanea. Forse, in un mondo sempre più connesso e impegnato, il ritorno a pratiche di sonno più antiche potrebbe portare a un equilibrio più sano.

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