Ci serve spazio, siamo ansiosi | Succede a molti, per fortuna ci sono i rimedi

E se l’ansia fosse solo una distorsione prospettica? Gli ansiosi si sentono spesso perseguitati e circondati: avvertono il mondo come un contesto opprimente e pericoloso. E infatti, secondo una nuova ricerca, chi soffre di ansia ha bisogno di una distanza dagli altri più ampia rispetto al normale.

Chi sperimenta un disturbo d’ansia si sente stretto in una morsa di terrore e preoccupazione continua. Non riesce più a respirare né a essere lucido. Il termine ansia deriva appunto dal verbo latino angĕre, che significa stringere.

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L’ansia è una paura soverchiante e assoluta, spesso scollegata da uno stimolo di reale pericolo (istock photo) – www.curiosauro.it

Gli ansiosi vedono il mondo più vicino e i pericoli sempre prossimi: hanno bisogno di più spazio peripersonale

L’ansia è uno stato emotivo comune a tutti gli uomini. Ma ci sono persone che sperimentano questa sgradevole condizione ogni giorno…  E costoro hanno bisogno di una distanza protettiva dal mondo: uno spazio di decompressione, che in psicologia si chiama spazio peripersonale, in cui sentirsi al sicuro. I non ansiosi si accontentano di uno spazio di pochi centimetri. L’ansioso, invece, necessita di due o metri o più. Perché? Forse perché vede il mondo più vicino, come se zoomato.

Tutti noi necessitiamo di una bolla protettiva. Di un cantuccio inviolabile in cui sentirci liberi e sicuri. E chi soffre d’ansia ha bisogno di una bolla dal raggio molto più ampio del normale.

Secondo due ricercatori italiani, che lavorano alla University College di Londra, per la maggior parte delle persone, lo spazio peripersonale, si sviluppa per un massimo di venti o quaranta centimetri dal proprio viso. Gli ansiosi hanno bisogno di una porzione di spazio molto, molto più vasta.

L’esperimento sull’ansia

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Da dove nasce l’ansia? (Pixabay) – www.curiosauro.it

Chiara Sambo e Giandomenico Iannetti, ricercatori a Londra, hanno svolto un esperimento con alcuni volontari con un’età compresa tra i venti e i tentasette anni. A tutti costoro i due ricercatori hanno sottoposto un test per misurare il livello d’ansia raggiunto in diverse situazioni. Poi, hanno collegato a ogni volontario un elettrodo in corrispondenza di un preciso nervo della mano.

Grazie alla stimolazione di questo nervo si genera un riflesso automatico, quindi non controllato dal cervello, che fa sbattere gli occhi. Una reazione che ha a che fare con una difesa subconscia.

Tale stimolo è stato indotto mentre i partecipanti tenevano le mani a una certa distanza dal viso. Prima a venti, poi a quaranta e infine a sessanta centimetri. In pratica, più intensa era la risposta allo stimolo, maggiore doveva essere il senso di pericolo o minaccia percepito dal volontario. E, come volevasi dimostrare, le persone che avevano totalizzato punteggi più alti nel test dell’ansia hanno reagito più intensamente agli stimoli a soli venti centimetri dalla propria faccia.

È come se gli ansiosi fossero più sensibili, anche a livello visivo e percettivo, al pericolo. Non vogliono essere violati: hanno bisogno di più spazio. Quindi per difenderci dell’ansia dobbiamo prima di ogni altra cosa trovare dei confini di sicurezza adeguati. Evitare le situazioni in cui siamo messi alle strette e concentrarci sugli spazi vuoti o le vie di fuga.

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