Apollo 13 | La missione lunare che durò soltanto 6 giorni

Apollo 13 è il nome della settima missione con equipaggio del programma spaziale Apollo. Doveva essere la terza missione degli USA destinata a raggiungere la Luna. Durò in tutto sei giorni e fu un tremendo fallimento. Ecco perché…

Il velivolo fu lanciato dal Kennedy Space Center l’11 aprile 1970, ma la missione fu interrotta dopo che una bombola di ossigeno nel modulo di servizio (SM) si ruppe, due giorni dopo l’inizio della fase di allunaggio.

La Sala di controllo delle operazioni di missione. La foto mostra i concitati momenti dopo l’incidente dell’Apollo 13 (NASA) – curiosauro.it

La storia dell’Apollo 13

L’equipaggio compì un’orbita della Luna e tornò senza problemi sulla Terra il 17 aprile. Sei giorni dopo la partenza i membri dell’Apollo 13 erano già a casa. La missione era comandata da Jim Lovell. Jack Swigert era il pilota del modulo di comando (CM). Fred Haise era il pilota del modulo lunare (LM). Swigert era il sostituto di Ken Mattingly, che aveva rinunciato dopo l’esposizione alla rosolia.

L’11 aprile 1970 l’America aveva quasi ignorato la partenza dell’Apollo 13, ovvero il lancio tramite razzo Saturn V della terza missione NASA che avrebbe dovuto portare due astronauti sulla Luna. Sei giorni dopo, però, in tanti festeggiarono il ritorno degli astronauti. Che cosa era accaduto?

I problemi cominciarono subito. Prima ancora del lancio si verificò un’anomalia quando il motore centrale (entrobordo) del secondo stadio si spense con circa due minuti di anticipo. Ciò provocò una grave oscillazione pogo. Ciononostante il razzo riuscì a decollare.

Durante il terzo giorno di volo, l’equipaggio ha notato un problema con un sensore di pressione in uno dei serbatoi di ossigeno dell’SM. Da Houston è partita l’attivazione dei ventilatori nei serbatoi. Ma il problema permaneva. Da lì in poi gli astronauti hanno percepito un chiaro rumore: un sibilo compatibile con una fuga. Fu Swigert a comunicare le iconiche parole: “Ok, Houston, abbiamo un problema“. Secondo la NASA ci fu un problema con un serbatoio di ossigeno. Un filo danneggiato al suo interno provocò un’esplosione che scaricò nello Spazio il contenuto di entrambi i serbatoi di ossigeno dell’SM. Senza ossigeno, necessario per respirare e per generare energia elettrica, i sistemi di propulsione e supporto vitale dell’SM non avrebbero potuto funzionare. I sistemi del CM furono allora chiusi per conservare le risorse rimanenti da usare per il rientro. Ciò costrinse l’equipaggio a trasferirsi sull’LM.

La rinuncia allo sbarco

Apollo 13 viene lanciato con un razzo Saturn V  dal Kennedy Space Center, 11 aprile 1970 (NASA) – curiosauro.it

Quando Lovell comunicò che lo sbarco lunare andava annullato, i controllori di missione cominciarono a organizzare un rientro sicuro per l’equipaggio. Ma non era affatto scontato che il ritorno sulla Terra fosse possibile.

L’LM era progettato per condurre due astronauti sulla superficie lunare, con un’autonomia di due giorni. Ma il Controllo Missione a Houston studiò nuove procedure in modo che la componente potesse ospitare tre astronauti per quattro giorni. L’equipaggio fu dunque sottoposto a grandi difficoltà. Bisognava fare i conti con una potenza limitata, una cabina gelida e umida e una carenza significativa di acqua potabile.

Per sopravvivere bisognava poi adattare le cartucce del CM affinché il sistema di lavaggio dell’anidride carbonica funzionasse anche nel LM. Sia l’equipaggio che i controllori di missione improvvisarono una soluzione che è rimasta nella storia…

Proprio quel pericolo e quel problema riaccesero l’interesse del pubblico per il programma Apollo. Decine di milioni di persone seguirono in televisione lo splashdown nell’Oceano Pacifico meridionale.

Anni dopo si è capito che l’incidente dipendeva da un difetto ignorato nei test pre-volo della bombola di ossigeno e del teflon collocato al suo interno. La storia dell’Apollo 13 è diventata un film di successo nel 1995: Apollo 13 con Tom Hanks.

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