Gli Aztechi e lo specchio del diavolo

Uno specchio magico, esposto al British di Londra, racconta storie di occultismo, alchimia e spiritismo risalenti al tempo degli aztechi. Apparteneva a John Dee, personaggio importante e ambiguo della cultura anglosassone.

John Dee nacque a Londra nel 1527. Da giovane viaggiò moltissimo in tutta Europa, e fu probabilmente nel suo peregrinare che acquistò o venne in possesso dello specchio di ossidiana

Specchio magico di ossidiana – curiosauro.it

Uno specchio potente

Dee si appassionò da giovane all’occultismo, all’alchimia e alla numerologia. Nel 1558 divenne consigliere di Elisabetta I e la sua vita cambiò radicalmente, tanto che la sua persona fu decisiva nel creare l’idea di Impero britannico. Diede molti accorgimenti in materia di navigazione rendendo l’Inghilterra quella potenza che conosciamo ancora oggi. Quando la regina Elisabetta I morì, Dee restò solo e povero. Il successore della regina, Giacomo I, non gli garantì nessun appoggio visto che non vedeva di buon occhio gli interessi del vecchio studioso

Nonostante non avesse avuto l’appoggio del nuovo sovrano, John Dee era ammiratissimo da molte persone, e quasi tutti i suoi beni trovarono ben presto nuovi possessori. Per quanto riguarda lo specchio magico di ossidiana, si dice che Dee lo usasse per parlare con gli angeli e lo tenesse custodito in un fodero di legno rivestito in pelle, su cui erano incisi i versi tratti da un poema di Samuel Butler. Questi affermavano che lo specchio vedesse il diavolo (devil’s looking glass). In effetti, erano in molti a pensare che non fossero proprio angeli quelli con cui parlava Dee. 

Specchio magico di ossidiana – curiosauro.it

Lo specchio che evoca gli spiriti

Il metodo usava per evocare gli spiriti è chiamato scrying, e consiste nel concentrarsi su una superficie riflettente. Prima si vedrà solo nebbia, poi appariranno immagini dal futuro, dal passato, o esseri spirituali di un altro mondo. Lo specchio misura 18,5 centimetri di diametro ed è spesso 13 millimetri; il suo peso è di 882 grammi. Nella parte superiore ha un foro, che probabilmente serviva per tenerlo in mano. Non ci sono mai stati dubbi tra gli studiosi circa la sua provenienza azteca. 

Gli Aztechi, infatti, usavano gli specchi di ossidiana proprio come faceva Dee, per evocare spiriti dall’altro mondo. L’ossidiana possiede una sua personale impronta che permette di capire da dove viene in base ai minerali in essa contenuti, e al modo in cui sono disposti. Grazie ad un’analisi eseguita con uno scanner che adopera la fluorescenza a raggi X, si è così individuata l’esatta regione del Messico in cui lo specchio fu realizzato. La città si chiama Pachuca e si trova nella parte centrale dello Stato. Con tutta probabilità, il reperto faceva parte di quel nutrito quantitativo di oggetti che gli spagnoli riportarono in Europa dopo la sottomissione del popolo azteco.

Le tradizioni degli aztechi

Gli aztechi utilizzavano gli specchi di ossidiana per i rituali legati ad una delle loro più potenti e inquietanti divinità: Tezcatlipoca. Il nome di questo Dio significa specchio che fuma, proprio ad indicare la nebbia magica che permette di mettersi in contatto con gli spiriti dell’aldilà. Si conferma dunque l’ipotesi che Dee usasse il manufatto per avere delle visioni e acquisire le sue conoscenze esoteriche, giacché questo era lo scopo originario della creazione dello specchio di ossidiana.

La simbologia dello specchio di ossidiana è molto potente: questo specchio riflette, ma è oscuro. Guardando in esso non si vede la propria immagine, ma si vedono simulacri di ciò che potrebbe essere o di ciò che è stato. Lo specchio è visibile in mostra al British Museum e potrebbe essere interessante provare a guardarci dentro: magari ha ancora qualcosa da rivelare, qualcosa che John Dee sapeva ma non ci ha tramandato. 

John Dee – curiosauro.it
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