Sembra fantascienza, invece ora si possono impiantare ricordi artificiali

La mente dell’uomo è naturalmente soggetta all’oblio. Non ricorda tutti i dati che ha elaborato. Moltissimi contenuti vanno dispersi, e non solo a causa dell’invecchiamento del cervello o della distruzione delle sinapsi nervose. Secondo alcuni neuropsichiatri, l’oblio è una capacità difensiva della mente: si dimentica per sopravvivere, per far spazio al presente e per non saturare lo spazio dell’elaborazione cerebrale. Ma secondo molti ricercatori si potrebbero innestare dei ricordi artificiali in ogni cervello. La mente potrebbe cioè essere riempita con false memorie, ricordi di eventi mai vissuti.

Ricordi artificiali, tecnologia e neuroscienze

Che cos’è un ricordo? Potremmo definire questo contenuto come un’immagine mentale, un dato del passato conservato nella memoria, e collegato con la sfera emotiva. Esistono brutti e bei ricordi, e sono tutti materiali importanti per la crescita esistenziale, per il percorso evolutivo e per la definizione dell’identità umana.

Da tempo però le neuroscienze investigano sulla possibilità di introdurre nella mente ricordi esterni, per capire se la memoria è solo un mero oggetto archiviato in una sezione del cervello, oppure qualcosa di più profondo e complesso. Si parla perciò di ricordi artificiali.

La ricerca sui ricordi artificiali

Memoria e ricordi artificiali (Pixabay) – curiosauro.it

Uno studio condotto da Gaetan de Lavilléon dell’Ecole Supérieure de Physique et de Chimie Industrielles de la Ville de Paris e da altri ricercatori di altri istituti francesi dimostra che è possibile inserire nella mente dei ricordi artificiali, cioè falsi. La ricerca è stata pubblicata tempo fa su Nature Neuroscience e fece molto discutere.

Gaetan de Lavilléon lavorò su dei topi da laboratorio e riuscì di fatto a dimostrare come durante il sonno sia possibile creare dei veri e propri ricordi artificiali usando una stimolazione transcranica di alcune aree del cervello. Il momento perfetto per intervenire è una particolare fase di attività dell’ippocampo. In pratica, le cavie erano state indotte a ricordare un determinato punto dell’ambiente dove in realtà non erano mai state prima.

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Il ruolo dell’ippocampo

L’ippocampo è la regione del cervello in cui in neuroni danno forma alle mappe mentali elementari attraverso cui ci orientiamo. Queste cellule nervose ci permettono insomma di muoverci in un dato ambiente. Non a caso tali neuroni vengono chiamati cellule di posizione, poiché rilevano le coordinate spaziali del corpo.

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Sappiamo che durante il sonno i mammiferi rielaborano i dati affrontati durante la veglia. In particolare riproducono l’attivazione di questi neuroni attraverso un particolare schema di onde cerebrali (SPW-R). Ed è così che viene consolidato il ricordo degli input spaziali. La ricerca francese ha dunque dimostrato che interferendo nella fase di consolidamento dei ricordi è possibile modificare il comportamento dei topi. I topi, stimolati attraverso elettrodi intracranici, da svegli hanno trascorso più tempo in un punto dell’ambiente in cui non erano mai stati, come se ricordassero di esserci già passati. E ciò è stato possibile proprio grazie all’azione di alcuni ricordi artificiali.

La meccanica del ricordo

L’ippocampo nel cervello – curiosauro.it

I geni che intervengono nella formazione dei ricordi sono tanti e diversificati. Il ricordo, in sé, è un meccanismo complesso che coinvolge diverse aree del cervello. Ma molti ricercatori hanno isolato la proteina NR2B codificata dal gene GRIN2B come un elemento funzionale di questo meccanismo. La NR2B è tra le proteine coinvolte nei processi di plasticità sinaptica, ovvero in quei meccanismi biologici grazie ai quali il nostro cervello apprende cose nuove e ricorda esperienze.

In un esperimento ormai storico (datato più di vent’anni fa) il neurobiologo cinese Joseph Tsien riuscì a osservare l’importanza di NR2B nel controllo della comunicazione tra cellule della memoria e ippocampo. Aggiungendo un singolo gene, creò in pratica dei topi superdotati di memoria (detti Doogie), in grado di ricordare meglio i percorsi per orientarsi in un complesso labirinto.

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Unendo l’esperimento francese con il vecchio esperimento di Tsien potremmo insomma giungere a un metodo efficace per manipolare i ricordi umani. In teoria, sarebbe possibile inserire ricordi falsati (artificiali) nella mente di persone che dimenticano concetti fondamentali a causa di malattie neurodegenerative o di deficit severi.

Ovviamente una simile pratica solleva innumerevoli questioni etiche e problemi deontologici. La memoria è una cosa seria e complicata. Non ci si scherza!

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