Estratti inediti del film Pulp Fiction diventeranno NFT

Anche Quentin Tarantino investirà sulla tecnologia NFT. Il regista cult di Pulp Ficton e Kill Bill vuole insomma sfruttare le potenzialità dei token non fungibili (NFT sta appunto per non-fungible token), la nuova generazione di token crittografici non sostituibili o intercambiabili.

Molti registi stanno già investendo nel mondo NFT. La convinzione diffusa è che i token digitali speciali e univoci possano incentivare la vendita di contenuti per collezionisti e amanti del cinema. Registi come David Lynch e Wong Kar Wai hanno già trasformato i propri film in oggetti da collezione con un valore traducibile in NFT, il che non vuol dire soltanto che sono acquistabili con monete digitali… E ora anche Quentin Tarantino punta a qualcosa di simile.

Tarantino e gli NFT

Cripto-arte e criptovalute - curiosauro.it
Cripto-arte e criptovalute – curiosauro.it

Tarantino è salito sul palco di NFT.NYC, una conferenza di cripto-arte che si è tenuta a inizio novembre 2021 a Times Square. Qui il regista ha annunciato di essere da tempo impegnato a trasformare sette scene di Pulp Fiction in token “segreti” non fungibili.

Ciascuno di questi token speciali conterrà estratti digitalizzati dalla sceneggiatura originale scritta a mano per il film, oltre a frammenti inediti con commenti audio registrati in presa diretta dal regista stesso. I contenuti digitali sveleranno “segreti sul film e sul suo autore”. Le NFT poi verranno messe all’asta sul mercato OpenSea NFT. Le date per la vendita di ogni NFT non sono ancora state annunciate, tuttavia Quentin Tarantino ha affermato che il primo pezzo sarà venduto tra meno di un mese.

Siamo di fronte a una rivoluzione? Tarantino pensa di sì e vuole ora invogliare i suoi fan a investire nell’avventura. Scopriremo presto se il progetto avrà successo. A quel punto, è facile immaginare che il suo esempio sarà imitato da altri colleghi.

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Cosa c’è dietro il mondo dei token non fungibili?

Tarantino e NFT
Tarantino e NFT (Pixabay) – curiosauro.it

Gli NFT servono a identificare in modo univoco, sicuro e senza ambiguità un prodotto digitale creato e diffuso su internet. Ogni vendita può essere goduta solo da un acquirente. Non c’è riproducibilità, a meno che non sia l’acquirente a voler divulgare il contenuto di cui è diventato possessore.

In linea teorica, NFT può essere un qualsiasi contenuto digitale. Un programma, per esempio. Oppure una canzone, un video, una foto, una GIF, un testo, un articolo, un disegno. O un film, come nel caso di Tarantino.

Siamo quindi parecchio al di là del semplice concetto di bitcoin o di token legato a un determinato segmento di mercato, reale o virtuale. Anzi, qualcuno utilizza questi token non fungibili proprio per ancorare il prezzo delle criptovalute a un bene digitale con un contenuto concreto, al fine di limitare la volatilità della criptovaluta in sé.

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Ogni contenuto digitale certificato con un NFT diventa infatti un unico. Un’opera originale e non replicabile, con un valore stimato da offerte, quindi da aste. Un’ottima merce per i commerci di nuova generazione.

Bisogna sapere che gli NFT girano grazie alla tecnologia blockchain, ossia a un registro digitale condiviso dei prodotti. Una banca virtuale, incorruttibile e immutabile, dove vengono memorizzate le transazioni di dati e poi storicizzate. Cifre che non possono essere alterate, manipolate o eliminate in alcun modo.

Si tratta di un sistema per garantire la tracciabilità dei trasferimenti, la massima trasparenza e la verificabilità del commercio. Gli NFT quindi sono considerati un sistema sicuro e affidabile di investimento. Anche le banche vere ci puntano…

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