Perché vediamo Saturno inclinato? Ecco il colpevole

Dalla Terra vediamo Saturno inclinato sul suo asse. Si tratta di una distorsione prospettica oppure di un’inclinazione reale? Gli astronomi affermano che i pianeti, grossi e piccoli, possono esprimere e subire inclinazioni solo per influenza esterna. Quale?

L'inclinazione di Saturno
Saturno pianeta inclinato – curiosauro

Come si è inclinato Saturno?

Pianeti giganti come Saturno, di solito, non possono inclinarsi da soli. Per giungere a una tale posizione, una forza gravitazionale deve averli attratti, cioè spostati, da un lato del proprio asse. Secondo le teorie più accreditate sulla nascita e la formazione dei pianeti, l’allineamento, detto “a trottola”, è un meccanismo necessario, che ordina tutti i pianeti con il piano orbitale della stella intorno alla quale girano. Quindi, almeno agli albori del nostro sistema solare, Saturno non doveva manifestare alcuna inclinazione.

Eppure il pianeta, il sesto del sistema solare in ordine di distanza dal Sole e il secondo più massiccio dopo Giove, è caratterizzato da un certo grado di integrazione che differisce dalla maggior parte degli altri corpi del sistema solare. Per la precisione, il suo asse di rotazione è inclinato di 26,731°. Nulla di così strano. Infatti anche la Terra è un po’ inclinata (23° circa). E lo stesso vale per tanti altri pianeti già studiati. Eppure Saturno è un caso abbastanza vistoso e particolare.

Il misterioso responsabile dell’inclinazione di Saturno

pianeti nella via Lattea
Pianeti inclinati nella via Lattea – curiosauro.it

Secondo le teorie più diffuse, l’inclinazione di Saturno sarebbe avvenuta più di quattro miliardi di anni fa, per via dell’attrazione gravitazionale esercitata dal pianeta Nettuno. Tuttavia, secondo un nuovo studio apparso su Nature Astrophysics il responsabile sarebbe un altro. E non si tratta di un pianeta…

Ad attrarre Saturno sarebbe stato Titano, ossia il suo satellite più grande. Saturno, infatti, oltre a presentare l’esteso e caratteristico sistema di anelli (che consistono per lo più in particelle di ghiaccio e polveri di silicati), possiede ottantadue lune. Tra queste Titano è la più grande. E proprio Titano, circa un miliardo di anni fa, sarebbe riuscito a spostare il pianeta, facendolo inclinare di qualche grado.

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In pratica, Titano (e con esso anche gli altri satelliti) si sta allontanando da Saturno, in modo graduale, ma molto più velocemente di quanto stimato fino ad oggi dall’astronomia. I ricercatori, sulla base di nuovi dati empirici, hanno ipotizzato che questo fenomeno di migrazione possa influire sull’inclinazione dell’asse di rotazione di Saturno. E più i satelliti si allontanano, più il pianeta si inclina.

Questa teoria è stata sviluppata a partire dai molti dati raccolti nel corso degli anni dalla sonda Cassini della NASA (lanciata il 15 ottobre 1997 ed entrata nell’orbita attorno a Saturno il primo luglio 2004).

Secondo questi dati, Titano si sta allontanando in maniera progressiva da Saturno. Questo, a giudizio della dottoressa Melaine Saillenfest, una ricercatrice dell’Osservatorio di Parigi (che ha pubblicato i suoi studi condotti insieme a membri del CNRS e dell’Università di Pisa su Nature), spiegherebbe l’influenza che Titano ha avuto su Saturno fino a fargli assumere la posizione inclinata che vediamo oggi.

Sonda Cassini - curiosauro
Sonda su Saturno – curiosauro.it

Cosa succede agli altri pianeti?

L’inclinazione sarebbe avvenuta circa un miliardo di anni fa, ossia quando il pianeta con gli anelli ha raggiunto più o meno la posizione che vediamo oggi, dopo un periodo di forte instabilità, caratterizzato da movimenti di oscillazione sul proprio asse. Ed è molto probabile che l’inclinazione aumenterà con gli anni a venire, sempre più veloce.

Tale destino non coinvolge soltanto Saturno. Secondo gli scienziati, di fatti, tutti i pianeti giganti con lune abbastanza massicce potrebbero subire lo stesso effetto. Giove, quindi, è uno dei candidati principali. Poi, ci sono anche tanti altri pianeti che stanno al di fuori del nostro sistema solare, ma che interessano comunque gli studiosi per le loro caratteristiche compatibili con le condizioni terrestri.

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