Sempre più frequente in Italia che il datore di lavoro sia costretto o decida di pagare lo stipendio in ritardo. Eppure c’è un limite a tutto: il massimo di attesa dello stipendio è di un mese, nel senso che il capo ha l’obbligo di versare lo stipendio entro il mese successivo, poi il dipendente può fare diffida o chiedere una conciliazione presso la Direzione del Lavoro o un decreto ingiuntivo.

Ma anche in quel caso siamo ben oltre il livello di guardia, soprattutto quando parliamo di stipendi che servono per andare avanti o per pagare rate e bollette. Ci sono alcuni strumenti legali per costringere l’azienda a versare la busta paga.

In genere a stabilire qual è la scadenza per il pagamento dello stipendio sono i contratti collettivi. Per capire quale sia il termine entro cui va versata la busta paga bisogna innanzitutto leggere il proprio Ccnl di categoria. Se si supera quel limite il datore di lavoro è automaticamente in mora ed è tenuto a versare gli interessi.

In genere adesso il limite per versare la busta paga è il giorno 10 del mese successivo a quello lavorato. Ad esempio il mese di giugno va accreditato entro il 10 di settembre. Altri contratti collettivi prevedono invece il giorno 5 del mese successivo a quello lavorato. Un’eccezione invece va fatta per lo stipendio di dicembre e per la tredicesima: in questo caso il pagamento della busta paga deve avvenire entro il 12 gennaio dell’anno successivo.