La depressione è una malattia che coinvolge sempre più persone, in questa pazza epoca contemporanea. Eppure tanti dottori non sono ancora riusciti a capire da cosa dipenda. “Il cervello non funziona correttamente”, sostengono ancora parecchi medici, come fosse una questione chimica, che si può risolvere coi farmaci. E invece non è così.

Un blog pubblicato sull’Huffington Post racconta di una persona che ha combattuto la depressione con ogni tipo di farmaco. “Ho assunto la dose massima per più di dieci anni. Credevo che ci fosse qualcosa di sbagliato in me perché, nonostante i farmaci, sentivo ancora quel dolore immenso”.

Poi a Cambridge, facoltà di scienze sociali, si è messo a ricercare le cause scatenanti di ansia e depressione, e come sradicarle.
E da qui la verità: in primis la sua reazione ai farmaci non era rara, anzi era piuttosto diffusa fra chi soffriva di depressione. Molto meglio provare a migliorare i cicli di sonno, per fare un esempio. Ma in realtà il blogger rivela che ci sono principalmente nove cause per la depressione: due di tipo biologico e sette per fattori esterni. Ma una in particolare è particolarmente inquietante, e per indagarla bisogna “scomodare” il dottor Vincent Felitti. Questo studioso ha investigato parecchio sulle cause della depressione partendo dalle persone sovrappeso, arrivando a desumere che molte delle cause di problemi simili è dovuta a diversi traumi infantili, fra cui la violenza sessuale, ma non solo quella. In generale i traumi avuti da bambini avevano un’incidenza estrema sui casi di depressione o di dipendenze da droga e alcool.

Così, dopo aver avuto un’illuminante conversazione con Felitti, anche la persona che scrive realizzò ciò che aveva sempre nascosto anche a se stesso: uno dei motivi della sua depressione erano proprio le violenze subite da bambino. “All’epoca mia madre era malata e mio padre si trovava in un altro paese e, in quel caos, subii alcuni atti di estrema violenza da parte di un adulto: tra le altre cose, tentarono di strangolarmi con un cavo elettrico. Avevo cercato di sigillare quei ricordi, di seppellirli nella mia mente. Mi rifiutavo di accettare il loro manifestarsi nella mia vita adulta”. E così giunge alla conclusione. Da bambino non puoi fare molto per cambiare l’ambiente in cui vivi, e allora hai di fronte due scelte: o ammettere di essere impotente o darti la colpa di ciò che è accaduto. La seconda opzione dà la sensazione di poter essere in qualche modo responsabili, in “comando” di una vita che invece non aveva alternative. Ma la conseguenza è inevitabile: se sei convinto che il colpevole del male ricevuto sia tu, a un certo punto inizi a credere di meritarlo. E una persona che da piccola crede di meritare la violenza, non penserà di meritarsi molto di più neanche da adulta. Pertanto, più che problemi “chimici” del cervello, forse meglio guardarsi dentro ed investigare le proprie esperienze passate. E se lo dice uno che l’ha vissuta…