Anche gli scienziati sono d’accordo: la preghiera rappresenta un ottimo metodo per aiutare il nostro organismo a contrastare le malattie.

Quando siamo in raccoglimento stimoliamo il nostro sistema parasimpatico e questo fa si che la frequenza cardiaca si calmi, parallelamente alla pressione sanguigna. Ne consegue un innalzamento delle difese immunitarie con relativa diminuzione del cortisolo, il cosiddetto ‘ormone dello stress’.

Ci si ammala di meno e si guarisce prima quando siamo ‘a colloquio con Dio’. Difatti è proprio con la preghiera che i monaci buddisti superano le difficoltà ambientali legate alle bassissime temperature delle alture dell’Himalaya; noi non resisteremmo per mezzora.

Pregare fa bene alla salute? Sembra proprio di si

Il neuroscienziato Andrew Newberg osservò proprio dei monaci buddisti del Tiber parallelamente a delle monache francescane, osservando due gruppi composti da questi religiosi durante la meditazione. Alla fine accadeva la stessa cosa mappando il cervello di tutti i cervelli coinvolti, e cioè che si ‘accendevano’ le medesime aree della mente: parliamo nello specifico della corteccia prefrontale, l’insula ed il giro del cingolo, tre aree che presiedono le nostre capacità di percezione ed emozione. Chi prega tutti i giorni riesce a creare una sorta di ulteriore barriera immunitaria, anche perché viene stimolata la convinzione che il tutto, inteso come la realtà che ci circonda, sia propria di un senso unitario, proprio come la religione ci porta a credere.