Paolo Tizzanini è stato un grande amico e collega di Beppe Bigazzi e, nel corso di un’intervista rilasciata a ‘Fanpage.it‘, ricorda gli ultimi giorni di vita dell’amatissimo chef.

“Quando ho parlato con sua moglie Giuseppina che mi ha detto che stava male, sono andato da lui. Ci sentivamo almeno tre volte a settimana ma ci vedevamo quando possibile. Ultimamente lui non si muoveva più, quindi era diventato difficile vederci. Tra noi c’è stata un’amicizia sincera, una stima profonda. Era un uomo di grande cultura, ha ricoperto cariche importantissime, conosceva personaggi che hanno rivestito ruoli fondamentali, addirittura due presidenti degli Stati Uniti”.

Ai funerali del protagonista de ‘La prova del Cuoco‘ hanno partecipato pochissime persone, per espressa volontà di Bigazzi: “Giuseppina mi aveva detto che, per volontà di Beppe, non avremmo dovuto dire nulla agli amici prima delle esequie. Beppe ha voluto funerali privati e aveva disposto che vi partecipassero solo i figli, la moglie, altre poche persone, io e mia moglie Daniela. Nessun altro. Ha scelto di andarsene tranquillamente, senza troppi clamori. Si era ritirato a vita privata dal momento in cui aveva deciso di chiudere con la televisione ma la sua mente è stata lucidissima fino all’ultimo giorno”.

Alla domanda se Bigazzi fosse gravemente malato, Tizzanini ha risposto così:
Se stava bene? Era 20 chili, non mangiava più ma era a casa tranquillo, sereno nel suo letto. Quando la dottoressa lo ha incontrato giovedì, lo ha rimproverato: “Signor Beppe, lei non ha una malattia. È lei che non reagisce”. È una persona che ha avuto il coraggio di decidere per se stesso fino all’ultimo e va rispettato anche per questo. Con la sua intelligenza e la sua saggezza, avrebbe potuto vivere fino a 200 anni. Ha scelto di andare via in maniera serena. Quando sono stato da lui il 3 ottobre gli ho portato l’ultimo raccolto di fagioli zolfini e un vino speciale. L’ultima cosa che ha mangiato sono stati proprio i prodotti della sua terra. Gli brillavano gli occhi, la sua terra era dentro di lui. Beppe non era gravemente malato, com’è stato scritto. Aveva avuto un problema di salute di quelli che capitano a chi ha 80 anni ma l’aveva superato abbastanza bene. La mia impressione è che abbia voluto morire. Aveva smesso di mangiare. La sua non era la cartella clinica di un malato terminale. Non lottava contro alcun male. Ha scelto di lasciarci in modo sereno. Non era intubato o gravemente malato.