Un pilota statunitense, Chad, ha condiviso un racconto che ha commosso un pubblico internazionale e che dimostra come i piloti sono straordinari esseri umani. “È successo alla vigilia di Natale, su un volo di breve percorrenza, da Atlanta a Macon. Era l’ultimo della giornata e, al posto di essere a cena con mia madre, stavo riportando altra gente dalle proprie famiglie. Niente candele o canzoni di festa, solo spie e segnali acustici per me nella cabina di pilotaggio”. Ad un certo punto un bambino ha iniziato a guardarlo incantato. Quando ha incrociato il suo sguardo è scappato via. “Mi ricordo ancora di quando avevo più o meno la sua età. Ho sempre voluto sedermi vicino al pilota e toccare tutti quegli ingranaggi. Adesso, a 24 anni, lavoro per una piccola compagnia aerea, ma a volte mi chiedo se sia stata la scelta giusta. Troppo spesso trascorro le vacanze senza la mia famiglia. Che cos’è la vita, se trascorro il Natale in cabina? Mi sposto spesso, da una città all’altra, ma senza mai avere la possibilità d vedere dove mi trovo. Mentre ero preso da questi pensieri, il ragazzino si è avvicinato. ‘Ciao, sono Chad’, ho detto e gli ho porto la mano. Il piccolo mi ha sorriso timidamente e mi ha risposto: ”Mi chiamo Sam’. Poi ha indicato il posto vicino al mio e mi ha chiesto se fosse quello del capitano. ‘Esattamente’, è stata la mia risposta, ‘ci si siede il capitano Jim. Vuoi provare?’. Raggiante, Sam si è seduto. Gli ho passato il mio cappello e a quel punto la sua gioia era visibile”.

L’esperienza doveva durare poco visto che a breve sarebbe arrivato il capitano, ma una volta entrato ha esclamato: “Salve, collega! Sei libero di rimanere qui, ma ho bisogno del mio posto’, ha detto Jim al nostro piccolo ospite. Sam è rimasto con noi mentre ultimavamo i preparativi e poi gli abbiamo chiesto se avrebbe voluto accendere i motori. Quando gli abbiamo spiegato cosa dovesse fare, la sua emozione era tangibile. Ha poi premuto il pulsante di avvio”. Concluso il volo e salutato Sam, Chad ha passato la serata di Natale da solo in albergo. Il giorno dopo qualcuno del personale gli ha consegnato un pacchetto di biscotti fatti in casa e un biglietto. Erano da parte della madre di Sam. Questo il messaggio allegato: “Ciao! Grazie per aver permesso a Sam di stare in cabina. Mio figlio ha un cancro e aveva appena terminato il ciclo di chemioterapia. Era la prima volta che tornava a casa dopo un lungo periodo in ospedale. Abbiamo volato perché Sam ama gli aerei e i medici non sono sicuri che potrà prenderne altri. Non gli rimane molto da vivere. Volevamo farlo contento, ma siete stati voi ad avergli fatto il regalo di Natale migliore. Avete realizzato un suo sogno'”. Il pilota chiude la storia con queste splendide parole:  “Quelle parole mi hanno pietrificato, né Jim né io abbiamo parlato per tutto il volo. So che presto potrò passare del tempo con la mia famiglia, ma il ricordo di Sam non mi lascerà. Questo bambino mi ha ricordato il valore della vita e che, a volte, i doni più preziosi possono arrivare anche da perfetti sconosciuti”.