Portrait of a woman smiling at the camera

Le abitudini, si sa, sono difficili da eradicare.

Ma prendere le distanze da tutti quei comportamenti controproducenti ci aiuta a migliorare la qualità della nostra vita. Il passaggio dai 30 ai 40 anni è quello che ci porta verso un’età più adulta e matura ma che si trascina una serie di automatismi mentali da cui bisognerebbe allontanarsi.

La dottoressa Laura Bottegoni, psicologa e psicoterapeuta, suggerisce: “Chiediamoci quali idee di fondo animano le nostre scelte, mettiamo in evidenza quali sono i nostri valori. Siamo così abituate a pensare in termini di obiettivi – dimagrire, sposarci, comprare casa, fare un figlio – che spesso, una volta in cui li abbiamo raggiunti, ipotizziamo già una nuova meta senza goderci il risultato”.

Ecco le 10 abitudini di cui liberarsi:

1. Dare la colpa ai propri genitori
Come disse J.K. Rowling nel suo celebre discorso inaugurale ad Harvard nel 2008: “C’è un limite cronologico entro il quale si possono biasimare i propri genitori per averci indirizzato da una parte piuttosto che da un’altra. Quando si è grandi abbastanza per prendere il timone della propria vita, la responsabilità passa nelle nostre mani”. Fatte le debite eccezioni, la vigilia dei quarant’anni segna che quel tempo è passato da un pezzo ed è ora di scegliere un’altra prospettiva e trasformare il risentimento in un motore di cambiamento. In definitiva, se si continua a guardare nello specchietto retrovisore è impossibile mettere a fuoco il proprio futuro.

2. Spendere senza risparmiare
Chiedere aiuto alla carta di credito perché non si riesce ad arrivare a fine mese è un chiaro segno che un check-up delle proprie finanze è più necessario che mai. Potremmo renderci conto che quanto guadagniamo non è sufficiente oppure che spendiamo troppo in voci non rilevanti. Nel primo caso, l’aiuto di un coach potrebbe aiutarci a evidenziare in quale direzione sviluppare le competenze professionali e le carriera. Nel secondo caso, invece, potremmo ricorrere a una app che ci aiuti identificare e a tenere sotto controllo i piccoli esborsi che, sommandosi, si trasformano in cifre importanti. Fra le principali voci di spesa superflua, evidenzia una ricerca americana, ci sono i pasti fuori casa e il cibo acquistato e non consumato.

3. Procrastinare
Rimandare è un’abitudine che può risucchiare in un circolo vizioso. “Perché con questa modalità di non-azione le cose da fare aumentano, si moltiplicano e con loro anche il nostro stato d’animo si complica”, osserva la dottoressa Bottegoni. “Il motivo della procrastinazione raramente coincide con la giustificazione che siamo abituate a darci. Quasi sempre, infatti, ha a che fare con l’ansia di non farcela a portare a termine un compito”. La soluzione? “Riconoscerlo a voce a noi stesse e con qualcuno di cui ci fidiamo: dare una corretta definizione del problema è il primo passo per risolverlo”.

4. Social smoking
Fumare fa male, ma fumare perché si è in compagnia è ancora peggio, visto che basterebbe poco per lasciarsi alle spalle un’abitudine che, per quanto intermittente, potrebbe trasformarsi in una dipendenza. Il bisogno di nicotina, infatti, rimane comunque latente nell’organismo. I danni del fumo, inoltre, non fanno distinzione se si tratta di un consumo sociale o meno e un solo tiro di sigaretta impatta sul metabolismo, sul battito cardiaco e sulla pressione. I ricercatori della Ohio State University, per esempio, hanno scoperto che il 75% dei fumatori ha la pressione alta e il 54% ha il colesterolo alto e che, sostanzialmente, non ci sono differenze fra fumatori abituali e occasionali.

5. Passare il tempo con le persone sbagliate
Le persone sbagliate esistono in molte declinazioni, ma il denominatore comune che le caratterizza è la capacità di farci sentire insignificanti. “Alla vigilia dei quarant’anni, è arrivato il momento di riconoscere che il potere di sentirci bene con noi stessi è nelle nostre mani. Sta a noi, infatti, decidere se delegarlo ad altri, oppure no”, fa notare la psicologa e Silvio Gulizia, autore di Vivere intenzionalmente – Semplici pratiche per rimanere connessi ai propri perché aggiunge: “Siamo abituati a dire di sì a tutto quello che arriva da fuori di noi, ma il rovescio della medaglia è che stiamo dicendo dei “no” a noi stessi”. Un modo per invertire la rotta è dedicare una dose extra di attenzioni al nostro benessere in ogni aspetto della quotidianità. A poco a poco, il nostro bisogno di conferme dall’esterno sarà riempito da una riconosciuta capacità di prenderci cura di noi stesse in prima persona.

6. Credere ciecamente alla mente
Quando siamo preda delle nostre emozioni, la loro gestione ci sfugge di mano. “I pensieri seguono il corso dello stato d’animo e smettono di essere realistici. Per semplificare al massimo questo meccanismo: non pensiamo più con la corteccia cerebrale, ma solo col sistema limbico, la struttura cerebrale deputata alla gestione dell’emotività. Risultato: il pensiero, l’interpretazione che diamo agli eventi, ma anche la memoria subiscono il cosiddetto mood congruity effect, un fenomeno per cui il colore dell’emozione prende il sopravvento sulla realtà”. Da qui il suggerimento: “L’emozione è passeggera. Quindi, specie nei momenti più bui, smettiamo di credere a tutto quello che dice la nostra mente”.

7. Evitare le conversazioni difficili
Siamo programmati così dalla natura: quando ci troviamo di fronte qualche cosa che non vogliamo affrontare, la fuga è una delle strategie di difesa. “Non c’è niente di strano, dunque, se finiamo con l’evitare cose che ci mettono ansia, come parlare di un argomento scomodo. Il problema, però, è che questo tipo di ansia è disfunzionale: il comportamento di evitamento, infatti, la fa abbassare nell’immediato, ma nella nostra mente rimane il senso di pericolo, accompagnato da una svalutazione di sé, come persona non capace”. Decidere, dunque, di intavolare il discorso è un modo per interrompere questa spirale e dimostrare a noi stesse che ce la possiamo fare. “Se ci alleniamo ad affrontare le situazioni problematiche, non ci vorrà molto a capire che quello che ci faceva paura erano solo ombre e saremo progressivamente più forti nell’affrontare le sfide”.

8. Alimentare convinzioni stereotipate
“Non è facile individuare modi di pensare che spesso abitano in una zona subliminale della nostra mente, ovvero sotto il livello di coscienza, ma sarà capitato a tutte di pensare frasi come: ‘Se mi ama, deve capire da solo cosa voglio’, ‘Se faccio tutto perfettamente, allora valgo di più’”. Prestando attenzione, notiamo che si tratta di convinzioni più vicine a un pregiudizio che alla realtà. “Parte del segreto della nostra sopravvivenza è che la mente è in grado di immagazzinare e produrre convinzioni di base. Molto spesso, però, si tratta di modi di pensare che derivano dalla famiglia e dalla società. Conoscerli e riconoscerli ci permette di valutarli e prendere distanza da stereotipie che ci obbligano a percorrere sentieri battuti e non produttivi per il nostro benessere”. Il passo successivo è sostituire queste convinzioni con modi di pensare più sani.

9. Social comparison
L’ex collega che ha avuto una promozione, l’amica che fa le vacanze nei posti più esotici, la conoscente con la famiglia che sembra tirata fuori da una pubblicità: la digitalizzazione ha portato il confronto sociale a nuovi livelli. Ma, mentre tenere acceso il radar sul confronto sociale fa parte della natura umana, utilizzare la vita digitale di altre persone come unità di misura per la propria è un’abitudine tossica che impatta sull’autostima e sulla salute mentale. Un modo per prendere le distanze da questo comportamento è ricordare, come evidenziano gli esperti, che l’immagine trasmessa dai social media è un’immagine alterata, perché le persone tendono a pubblicare principalmente cose che le mettono in buona luce. La realtà della vita delle persone, invece, è sempre molto più complessa e variegata.

10. Non fermarsi mai
Un numero crescente di ricerche conferma che riflettere sulla propria vita ed esprimere gratitudine sono gesti che possono concretamente migliorare l’esistenza. La pratica di annotare quotidianamente le ragioni per cui ci si sente grati si traduce in maggiore energia, un più intenso senso di soddisfazione e di benessere fisico e psicologico. Come sintetizza Robert A. Emmons, professore di psicologia alla University of California at Davis, autore del libro Gratitude works! e co-autore di diversi studi sull’argomento: “La gratitudine è una scelta che avviene quando deliberatamente guardiamo al lato buono delle cose pur in mezzo alle difficolta”.