Le persone sono sempre troppo pressate e oberate dalle questioni della vita quotidiana: devono andare bene i test scolastici, bisogna superare l’anno, si deve frequentare una buona scuola, si devono seguire dei corsi prestigiosi, bisogna ottenere un buon lavoro, avere un buon curriculum e bisogna guadagnare più rispetto tra le proprie conoscenze. Questo è più o meno l’iter della vita di tutti. Succede però spesso che chi raggiunge questi obiettivi diventa una persona depressa, materialista e competitiva. Quello che conta è fare solo molti soldi. Ma non è sempre così, la vita non dovrebbe essere solo studiare, lavorare, fare soldi e morire.

Il mondo è pieno di posti meravigliosi che vale la pena visitare. Ci sono persone che si ritengono molto fortunate a non aver mai lavorato per multinazionali, senza aver mai avuto uno stipendio che potesse fare invidia a qualcuno, ma si ritengono lo stesso persone con maggior successo rispetto ad altre in giacca e cravatta che guadagnano cinque volte il loro stipendio. Tutto questo per aver fatto cose che altri non hanno nemmeno mai pensato di fare: saltare con il paracadute, insegnare la lingua inglese ai monaci delle zone rurali dell’India, vivere paesi di cui la maggior parte delle persone non conosce l’esistenza, fare volontariato, viaggiare zaino in spalla senza alcuna direzione, vivere in tanti posti diversi. Esperienze che ti segnano e che ti fortificano. E che fanno, a loro modo, curriculum. ”Noi siamo le esperienze che facciamo”, dice qualcuno.

Per questo tipo di persone i pazzi non sono loro, ma bensì chi, dai 20 anni e poco più, rimane bloccato nel traffico per andare a lavorare, o quelli che rimangono una vita di fronte allo stesso computer. E tutto per cosa? Per guadagnare, per il denaro. Sembrerà strano ma il problema non è il denaro. C’è gente che vive anche interi anni con lo zaino in spalla, con i soldi messi da parte durante 13 mesi di tirocinio. E questi soldi avanzano pure, sta tutto organizzarsi. Essere realizzati per me non significa avere tanto denaro. Essere realizzati significa avere delle storie da raccontare. Essere realizzati significa sedersi in un bar con quattro amici e bere una buona birra ghiacciata, senza preoccuparsi del lavoro che rimane da fare ancora per oggi perché era troppo e non ho avuto abbastanza tempo. Dobbiamo riuscire a trovare il giusto equilibrio tra necessità e libertà.