L’India, da circa 70 anni, cioè da quando ha ottenuto l’indipendenza dal colonialismo britannico, ha lanciato segnali discordanti tra progresso e arretratezza.

Un esempio di quest’ultima è sicuramente la discriminazione di genere a favore dei figli maschi, rigettando le figlie femmine nell’oblio.

Tra le tante cronache in tal senso vi è sicuramente l’aborto selettivo e sembra che sia quello che sta accadendo da qualche mese a questa parte visto che tra aprile e giugno, in un’area dello Stato montano di Uttarakhand, non sarebbe nata nessuna bambina. Per il censimento del 2011 in India vi erano allora 943 femmine ogni 1.000 maschi, un divario tra i più alti al mondo e ancora in crescita nonostante una evoluzione culturale e sociale innegabile.

Uno studio del 2011 della rivista medica britannica “The Lancet” ha indicato come nel trentennio precedente vi sarebbero stati fino a 12 milioni di aborti di feti femminili.

Nello scorso trimestre sarebbero nati solo 216 figli maschi e nessuna bambina femmina.

«Sento che i resoconti dei media sui villaggi senza ragazze sono stati male interpretati. Inoltre, non c’è abbastanza comprensione del contesto. Abbiamo comunque ordinato un’indagine. Di villaggi coinvolti ce ne sono 82 che mostrano un livello più alto di parti. Quindi cominceremo da quelli», ha dichiarato il procuratore distrettuale Ashish Chahuan.

Come dichiarato dal quotidiano britannico ‘The Independent‘: “Occorre stabilire le vere ragioni dietro cifre sconvolgenti in modo di potere attuare iniziative che risolvano questo problema“.