In molti tendono a dimenticare il proprio gruppo sanguigno, soprattutto i più giovani, tornando a pensarci soltanto in caso di emergenze ospedaliere. E’ bene però rammentare che la popolazione può essere suddivisa, sotto quest’aspetto, in quattro categorie, a seconda della presenza o meno di due proteine, che generano i gruppi A, B, AB (se presenti entrambe le proteine) e 0 (qualora nessuna delle due proteine risulti presente). A questa differenziazione è possibile però aggiungerne un’altra, andando ad analizzare il ‘fattore RH’. Anche in questo caso il riferimento è a una proteina. Qualora questa fosse assente, si apparterrebbe al gruppo sanguigno RH-negativo. Positivo invece, com’è ovvio, se presente.
Come detto però, non mancano persone poco informate in materia e, se doveste scoprire (o semplicemente ricordarvi) d’appartenere al gruppo sanguigno 0RH-positivo, ecco alcune cose da tenere a mente. Con questo gruppo è possibile donare il proprio sangue a qualsiasi soggetto con uguale fattore RH-positivo, ricevendo allo stesso tempo da qualsiasi donatore del gruppo 0.
Il gruppo 0RH-positivo presenta fattori a rischio, portando l’organismo a una maggiore vulnerabilità al contagio delle malattie. Si è inoltre soggetti, maggiormente rispetto la media, a disfunzioni tiroidee, ulcere, obesità e problematiche cardiovascolari. Una notizia del genere potrebbe spaventare i più, ma per contrastare gli effetti negativi di tale gruppo, sarà semplicemente necessario prendersi maggiormente cura del proprio corpo. Si consiglia infatti una regolare attività fisica settimanale. Sul fronte dieta infine, occorre precisare come i carboidrati non siano particolarmente ‘amici’ del gruppo 0. Si consiglia l’assunzione di pesce azzurro e frutti di mare, evitando generalmente il caffè, che produce un effetto particolarmente irritante. Tra tutti i gruppi è però quello che meglio assimila la carne, anche se quella di maiale andrebbe assunta con minor regolarità.