La parola Lager indica campi di concentramento, ma spesso la vediamo usata per indicare dei canili dove i cani vengono tenuti in piccoli spazi ristretti con l’utilizzo di ambienti precari e sporchi.

Nell’era dove il Legislatore punisce anche con la galera chi maltratta gli animali, non si può ignorare la violenza che spesso domina tra li uomini siano essi carcerati o no.

Nella Capitale d’Italia, c’è l’Istituto Penitenziario chiamato Casa Circondariale Nuovo Complesso “Raffaele Cinotti”, un grande carcere dalla capienza regolamentare di 1212 detenuti. (Dati trasmessi dal Ministero della Giustizia).

Attualmente i posti regolamentari sono 1.072, poiché 140 posti sono attualmente non disponibili per delle opere di rifacimento impianti nel reparto G9 del complesso.

A fine anno scorso (2018), i detenuti presenti nella Casa Circondariale di Rebibbia erano 1471. Pertanto in un calcolo matematico, il sovraffollamento del carcere è intorno al 40% è il dato è costate.

IL PROBLEMA SOCIALE ITALIANO

Quando si parla di carcere, la maggior parte della popolazione italiana che non è colpita neanche lontanamente da questa realtà, inveisce contro i detenuti: “carcere a vita, chiave di cioccolata, stanno lì dentro oziando…”

Ma il problema è sociale, quel piccolo pezzetto di società che è parte integrante della comunità un domani non troppo lontano, tornerà alla libertà. E’ saggio detenere essere umani come polli in batteria?

E’ giusto detenere oltre 14 ore al giorno chiusi in celle, oggi chiamate camere di detenzione, di circa 30 metri quadri 6 detenuti?

Le stanze di 30 metri quadri totali sono così divise: l’area servizio in cui c’è un unico lavello con acqua solo fredda per lavare stoviglie e igiene personale, una turca per i propri bisogni fisici ed un piccolo tavolino per poter scaldare gli alimenti.

CIBO E FECI NELLO STESSO AMBIENTE

l’area notte in cui sono di ingombro 4 letti a terra e due a castello, un tavolino, gli sgabelli in legno, gli armadietti personali, meno di 2 metri quadri ciascun detenuto.

Se si stesse parlando di animali si chiamerebbe tortura

Oppure in celle singole di pochi metri, dove letto, bagno e lavandino sono in un unico ambiente ed a vista dal corridoio.

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QUESTO TRATTAMENTO INUMANO VIOLA LE NORME DELLA CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

LA CASA CIRCONDARIALE DI REBIBBIA NUOVO COMPLESSO VIOLA L’ART. 3 DELLA CE.DU. 

Di conseguenza lo STATO ITALIA si vede costretto ad indennizzare i detenuti con 8 euro per ogni giorno trascorso nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso.

Proibizione della tortura

Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti.

NELLA CULLA DELLA LEGALITA’ E’ TUTTO FUORI NORMA

VITTO PER I DETENUTI

Nell’ordinamento Penitenziario il Legislatore ha inserito una norma che prevede una cucina per la preparazione del vitto, ogni 250 detenuti.

Nella Casa Circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso, esiste una sola grande cucina (a parte la cucina per il 41bis che prepara per circa 35 detenuti), che prepara in un unico turno il vitto per circa 1.400 detenuti.

La Costituzione Italiana all’art. 27 recita:

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e debbono tendere alla rieducazione del condannato.

Se questo capita a Rebibbia, quindi nella Capitale, in un carcere modello per innovazioni, proposte e trattamento, come d’altronde lo è Bollate, nelle altre 190 strutture penitenziarie italiane come vengono trattati gli essere umani?

Insomma rieducazione si, redenzione dalle scelte passate e da una vita criminosa altrettanto, ma così cosa dovremmo aspettarci come ritorno?

Bisogna dare alla comunità la certezza della pena ma anche la certezza del diritto nel rispetto della Costituzione, con la convinzione di trovarsi difronte un essere umano.

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