Amanti del sushi, fate attenzione! Mangiare giapponese o in generale pesce crudo può essere molto goloso, ma può nascondere delle insidie da non sottovalutare. Una di queste è l’anisakidosi, una malattia parassitaria innescata da vermi nematodi appartenenti al genere Anisakis.

Altrimenti nota come “malattia del verme delle aringhe, l’anisakidosi è provocata da vermi che di solito completano il loro ciclo nel corpo dei mammiferi marini, venendo espulsi stesso in mare con le feci. Una volta espulsi, questi vermi si trasformano in larve (L2), che vengono mangiate dai crostacei dove raggiungono la fase L3.

A quel punto vengono mangiate da pesci o molluschi e alla fine da pesci più grandi, come ad esempio il delfino. La possibilità di infezione resta anche per l’uomo, se consuma piatti di pesce crudo e infetto. Ma in questo caso l’uomo è un “ospite accidentale”, quindi è impossibile che questa patologia venga poi trasmessa di uomo in uomo.

Fra i cibi che possono portare l’anisakodosi c’è sicuramente il sushi, ma anche altre tipologie di preparazione di pesce crudo o poco cotto, come ad esempio il carpaccio o le aringhe marinate, possono essere oggetto di questa patologia. Di solito le larve dell’anisakis vengono espulse nell’arco di un paio di giorni, attraverso le feci o anche attraverso il vomito.

Tra i primi sintomi potreste avvertire un senso di prurito in gola, dolori addominali, nausea, diarrea con perdita di sangue e la febbre. Nei casi più estremi (ma molto più rari) possono sfociare in occlusioni, perforazioni intestinali e peritonite. In genere le larve, come detto, vengono espulse da sole dall’organismo, ma in qualche caso può anche essere necessaria un’operazione chirurgica per rimuoverle.