Conto salato, 11 mila euro, quello presentato dagli agenti della Polizia Municipale ai titolari di un ristorante rimasto aperto anche a cena

11 mila euro di verbali ai titolari di un ristorante aperto anche a cena

 

Il settore della ristorazione è tra quelli più pesantemente colpiti dalle misure restrittive di contrasto all’epidemia di Covid: i titolari di ristoranti, pub e pizzerie sono sempre più insofferenti agli obblighi cui devono sottostare in quanto per rispettarli corrono seriamente il rischio di chiudere per sempre i battenti mandando così all’aria anni di sacrifici e di lavoro. Ecco perché alcuni, incuranti delle conseguenze, sfidano apertamente la legge: il ristorante “MelaGodo”, gestito dai soci Mirko di Carlo e Ulisse Giustarini, sito a Montelupo Fiorentino, in provincia di Firenze, venerdì scorso è rimasto aperto anche a cena ma a presentare il conto non sono stati i due titolari bensì gli agenti della Polizia Municipale dopo aver sorpreso nel locale 27 clienti seduti ai tavoli, anche se con mascherina e opportunamente distanziati. A mettere sulle tracce dei due ristoratori trasgressori è stato un post su facebook, come ha rivelato il Comandante della Polizia Municipale di Montelupo Massimo Luschi: “Un post dove il proprietario del locale faceva vedere che accoglieva e somministrava dopo l’orario consentito dal Dpcm. E’ subito partito l’accertamento intorno alle 21 di venerdì scorso dove gli agenti si sono recati al ristorante e hanno trovato le persone sedute ai tavoli. Il gestore era consapevole del fatto che dovesse stare chiuso ma non intendeva rispettare la normativa. Abbiamo provveduto a sanzionare ciascuno dei presenti e il locale, con 400 euro di multa, in più l’attività ha l‘obbligo di chiusura da 5 a 30 giorni che verranno quantificati dal Prefetto”. Inoltre, ha aggiunto il Comandante, “al momento della contestazione il gestore è stato collaborativo nei confronti del nostro lavoro perché ci ha spiegato che la sua intenzione è quella di contestare il Decreto“.

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Montelupo, 11 mila euro di verbali ai titolari di un ristorante aperto a cena. “Il Covid o chi chiude o ci affama”

“Abbiamo deciso di restare aperti a cena con i distanziamenti, il numero di persone e le misure di contenimento del contagio che avevamo anche a pranzo. Il covid o ci chiude o ci affama, non abbiamo altra via d’uscita. Abbiamo tenuto aperto anche venerdì 13 a cena, avevamo il giropizza e tutto è andato bene. Questo venerdì però le autorità sono entrate e ci hanno multato di 400 euro più la chiusura: gli agenti fanno il loro lavoro come noi dobbiamo fare il nostro. Loro lavorano per lo Stato, noi lavoriamo per pagare lo Stato. Da questo locale dipendono 4 famiglie, non ci possiamo permettere di chiudere. Continueremo ad aprire, come abbiamo fatto anche il sabato seguente, perché solo con i pranzi a 10 euro non riusciamo a sostenere le spese, figuriamoci se dobbiamo rimanere chiusi tutto il giorno”, si sono giustificati i due soci.

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Infine, la precisazione: “Stiamo trasgredendo un Decreto, non una legge e lo Stato deve capire che lo facciamo per vivere, in gioco ci sono i diritti fondamentali della Costituzione”.