Aumentano i timori che la velocità di diffusione della variante sudafricana del Covid possa pregiudicare l’efficacia dei relativi vaccini

Variante sudafricana Covid-19, aumentano i timori per la sua velocità di diffusione

La velocità di propagazione delle varianti del virus Sars-CoV-2, in particolare quella sudafricana, preoccupa non poco i ricercatori i quali paventano che possa compromettere l’efficacia dei vaccini e quindi originare le reinfezioni. Infatti, gli studi condotti sui campioni ematici prelevati da persone guarite dal Covid-19 o immunizzate hanno solo evidenziato che i loro anticorpi riescono a neutralizzare le varianti nei test di laboratorio ma senza fornire indicazioni in merito all’efficacia reale del vaccino e alla sua capacità di scongiurare il rischio di una reinfezione. A destare maggiormente preoccupazione è la variante sudafricana, collegata, dal team di Tulio de Oliveira  dell’Università KwaZulu-Natal di Durban, alla crescita esponenziale dei contagi nella provincia  sudafricana di Cape Town.

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Covid, desta preoccupazione la velocità di propagazione della variante sudafricana. Riduce la funzionalità del plasma

Proprio per verificare se la celerità di diffusione della variante sudafricana possa essere correlata alla sua attitudine a rendere inoffensiva la risposta immunitaria i ricercatori l’hanno inoculata nel plasma di 6 persone guarite da versioni differenti del Covid: ebbene, i suddetti test hanno evidenziato che la variante sudafricana riduce la funzionalità del plasma. Un altro studio, condotto dai ricercatori dell’Università di Witwatersrand di Johannesburg, ha appurato che la variante sudafricana è caratterizzata da mutazioni che limitano gli effetti degli anticorpi neutralizzanti.

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Tuttavia, un gruppo di ricercatori della Rockfeller University di New York ha accertato  che la variante sudafricana provoca una modesta attenuazione della potenza degli anticorpi nelle persone già vaccinate, nondimeno non è ancora certo se queste mutazioni riducano la reale efficacia dei vaccini. Infatti, secondo Marion Koopmans, virologa dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam, “ciò che si vede in laboratorio non sempre ha effetto in una persona che ha abbastanza anticorpi da neutralizzare l’infezione”.