Emanuele Nespoli, direttore di un’azienda a Suzhou, racconta com’è la quarantena anti Covid in Cina, di ritorno dall’Italia: la testimonianza

Covid com'è quarantena Cina testimonianza
(foto dal web)

Si sente parlare delle rigide quarantene imposte in Cina per 14 giorni a condizioni disumane. A tal proposito, ‘TPI.it‘ ha intervistato Emanuele Nespoli, direttore di un’azienda italiana a Suzhou, città di 10 milioni e mezzo di abitanti. Si tratta di una persona nata e cresciuta in Italia e che nella Terra del Dragone ci lavora da anni.

Questo un estratto dell’intervista rilasciata al giornale online, in cui l’uomo ha parlato da testimone di quanto gli è accaduto di ritorno a Tianjin dopo un soggiorno nel nostro Paese. “Qui, uno per volta, ci siamo dovuti registrare, poi – ha dichiarato – ci hanno fatto il tampone. Pensavo di perderci mezza giornata, ma sono stati rapidissimi: in meno di due ore avevo già terminato i controlli ed ero già a bordo di uno degli autobus con destinazione hotel-quarantena“.

Quindi Emanuele ha aggiunto. “Siamo stati smistati in diverse strutture ricettive, trasformate in luoghi di quarantena per l’emergenza sanitaria. E qui andava un po’ a fortuna, come in tutte le cose. Diciamo che mi poteva andare meglio!“.

Quanto alle indicazioni fornite agli ospiti, Nespoli ha affermato. “Le regole del gioco erano poche e semplici: non si poteva mai uscire dalla propria camera e nessuno poteva entrarci. E meno male. Essere in quarantena significa stare isolati, non avere contatti con nessuno. Cosa che dovrebbero fare tutti, anche in quarantena fiduciaria a casa propria“.

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Covid, Emanuele Nespoli spiega come è stata la sua quarantena in Cina

Covid com'è quarantena Cina testimonianza
(foto dal web)

Fortunatamente l’esito del tampone, arrivato al secondo giorno della quarantena, era negativo e dunque non è stato necessario essere trasferito in ospedale per le dovute cure. I primi giorni, ha raccontato l’uomo, non sono stati facili. Ad aiutare però è stata la connessione Wi-Fi, risultata molto veloce, e quindi utile a tenersi in contatto con la sua famiglia.

I pasti, ha confessato, non sono stati prelibati, anzi, ma grazie alla possibilità di poter usufruire dell’asporto di solo cibo confezionato, si è saputo arrangiare. “Ho comprato la pasta Barilla, un sugo al pomodoro e ho usato il bollitore per cucinare. Ogni camera ne aveva uno sulla scrivania, mai stato così utile!“.

Emanuele si è tenuto compagnia con gli altri ex passeggeri, tutti italiani e ognuno nelle proprie stanze, con l’app WeChat, una sorta di versione cinese di WhatsApp. Al tredicesimo giorno è stato effettuato l’ultimo tampone. Così il giorno dopo, una volta giunta la conferma del risultato negativo, Nespoli è potuto essere “liberato”.