Accelerata dell’Ema sull’autorizzazione del vaccino anti-Covid della Pfizer-BioNTech: riunione il 23 dicembre e non il 29 dicembre come programmato 

Covid, Vaccino, riunione dell'Ema il 21 dicembre

L’Ema, Agenzia europea per le Medicine, accelera sui vaccini anti-Covid. L’Agenzia europea per i farmaci si riunirà, infatti, il 21 dicembre per decidere sull’approvazione del vaccino anti-Covid Pfizer BioNtech, in anticipo, dunque, sui tempi preventivati, il 29 dicembre. Invece per la Bild, quotidiano tedesco, che cita fonti europee e del governo tedesco, l’Agenzia europea per i farmaci sarebbe addirittura pronta ad autorizzare il vaccino anti-Covid della Pfizer-BioNTech già il 23 dicembre. Le vaccinazioni potrebbero cominciare in Germania subito dopo Natale. La data ipotizzata è il 26 dicembre. Esulta la Presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen: “Ogni giorno conta. Lavoriamo alla massima velocità per autorizzare i vaccini. E’ probabile che i primi europei siano vaccinati prima di fine del 2020“. Più prudente il Ministro della Salute Roberto Speranza che ha auspicato che l’Ema “nel rispetto di tutte le procedure di sicurezza possa approvare il vaccino in anticipo sul previsto”.

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Vaccino anti-Covid, l’Ema accelera: autorizzazione il 21 dicembre. Primi vaccinati negli Stati Uniti

Gli Stati Uniti hanno cominciato lunedì la vaccinazione di massa. La prima a ricevere il vaccino è stata un’infermiera di New York. Poi è stata la volta del capo del Pentagono, Miller. Tra i primi ad essere vaccinati, oltre al personale sanitario, doveva esserci lo staff di Donald Trump, anche per rafforzare la fiducia nell’opinione pubblica. Ma Trump ha cambiato idea: “Le persone che lavorano alla Casa Bianca dovrebbero ricevere il vaccino un po’ più tardi nel programma, salvo specifiche necessità”.

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Tuttavia non è chiaro il motivo del cambio di programma. Intanto nuovo record di contagi da coronavirus negli Usa: oltre 248 mila casi in 24 ore e 2.076 vittime nelle ultime 24 ore secondo i dati della Johns Hopkins University. E’ da 13 giorni che gli Stati Uniti registrano oltre 200 mila casi giornalieri. Anche il numero dei ricoveri è al massimo dall’inizio della pandemia, con 113 mila pazienti negli ospedali.