Una foto ha ravvivato per poche ore la speranza di aver ritrovato vive le gemelline Alessia e Livia Schepp, scomparse nel 2011, date per morte ma i cui corpi non sono mai stati ritrovati. “Sosia delle gemelline sparite”

Alessia e Livia Schepp sono vive! No, sono sosia
Le gemelline Alessia e Livia Schepp, nel riquadro, e le loro sosia in abiti dai colori sgargianti

Una foto ha aperto il cuore alla speranza di aver ritrovate vive Alessia e Livia, le due gemelline svizzere di sei anni scomparse nel 2011 e che si presume siano state uccise dal loro padre, Mathias Schepp, durante un viaggio in Italia, prima di suicidarsi gettandosi sotto un treno a Cerignola, in Puglia: una sorta di vendetta nei confronti della moglie che poco prima aveva deciso di chiudere al loro matrimonio come testimonia il biglietto, vergato di proprio pugno da Mathias Schepp, indirizzato alla madre di Alessia e Livia: “Le ho uccise, non le rivedrai più“. I corpi delle gemelline, però, non sono mai stati ritrovati alimentando negli anni la flebile speranza della loro madre, Irina Lucidi, di ritrovarle vive. Ora questa foto, inviata dalla Polonia a uno dei gruppi facebook aperti per raccogliere informazioni utili al loro ritrovamento, che ritrae due ragazzine con i capelli lunghi biondi, di età apparente attorno ai 15 anni, la stessa che avrebbero Alessia e Livia, che immediatamente ha fatto il giro del web a conferma di come, nonostante il silenzio dei media tradizionali, l’interesse per la loro reale sorte sia ancora molto vivo tra gli internauti.

LEGGI ANCHE –> Maltempo, resta l’allerta: chiuse le scuole in 57 comuni

Foto di Alessia e Livia Schepp: “Sono loro!”. No, sono sosia. Nel 2020 diffuse le loro immagini “invecchiate”

Una donna forte, Irina Lucidi, che non ha mai perso la speranza di riabbracciare le sue gemelline tanto che nel febbraio 2020 la sua fondazione, la “Missing Children Switzerland“, ha diffuso le immagini delle due ragazze “invecchiate” digitalmente, cioè come sarebbero oggi. In un’intervista al Corriere della Sera, nel 2013, raccontò la sua reazione alla tragedia: prima si licenziò dalla Philip Morris, nel cui ufficio legale lavorava in qualità di avvocato, e poi fece un viaggio in Asia, nell’isola di Giava, per insegnare ai bambini del posto: “Mi ha fatto bene. Ho dormito nei villaggi con le famiglie, andavo nelle scuole a insegnare inglese agli studenti e loro mi seguivano per le strade, nei musei. Volevano imparare, capire”.

LEGGI ANCHE –> Francesco Oppini: “Sarei uscito subito se avessi saputo del lutto”

Tuttavia, al rientro in Italia, il desiderio di conoscere il destino delle sue gemelline è stato più forte anche dell’indicibile e insopprimibile dolore: ed eccola ancora qui, quasi dieci anni dopo, in attesa di una notizia di Alessia e Livia, di una loro foto, di un qualcosa che rinfocoli la speranza di ritrovarle vive.