Non si fermano gli omaggi a Maradona: Mike Tyson, gli All Blacks e persino un prelibato dolce in onore del “Pibe de Oro”

Anche un dolce in onore di Maradona

Mentre all’orizzonte si profila una battaglia legale per accaparrarsi l’ingente patrimonio del “Pibe de Oro”, stimato in 175 milioni di dollari, e gli inquirenti della Procura di San Isidro proseguono le indagini per accertare eventuali responsabilità nella morte del Dios del calcio, continuano in tutto il mondo gli omaggi a “El Diez”: una facciata del Burj Khlalifa di Dubai, il grattacielo più alto del mondo, è stata trasformata in un ledwall che proiettava immagini di Diego in maglia azzurra e albiceleste mentre la leggenda della boxe Mike Tyson, al termine del match-esibizione con Roy Jones jr, ha dedicato un commosso pensiero a Diego: “E’ stato uno dei miei eroi e anche un mio amico. Ci mancherà molto“. Tuttavia, l’omaggio più toccante e dalla maggiore valenza simbolica è stato quello tributato dai mitici All Blacks, la Nazionale di Rugby della Nuova Zelanda, la più forte in assoluto, che, in occasione del match contro i Pumas dell’Argentina, di cui Diego era un grande sostenitore, gli hanno dedicato la loro rituale Haka, la danza tribale dei Maori, etnia indigena neozelandese, che inscenano prima dell’inizio di ogni match, deponendo sul manto erboso una maglietta All Black con il numero 10 e il nome Maradona: un evento eccezionale perché per i neozelandesi la maglietta degli All Blacks è sacra, appartiene a tutti e quindi non reca il nome di chi temporaneamente la indossa. Anche a Napoli non si arresta il flusso dei napoletani che rendono omaggio al loro Re al sacrario del San Paolo. Ma Napoli, città dalle nobili tradizione gastronomiche e dolciarie, non poteva mancare l’omaggio sotto forma di un dolce, un modo anche per addolcire l’amarezza e il dolore per la scomparsa del “Pibe”. E chi poteva confezionarlo se non la Pasticceria “Seccia” sita nel cuore di quei Quartieri Spagnoli che ospitano l’altra meta del pellegrinaggio degli orfani del Dios del calcio, l’altare allestito sotto il murales che lo immortala quale icona rebelde?

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Maradona, continuano gli omaggi in tutto il mondo: anche un dolce in onore di Diego, un  bignè craquelin farcito con panna e caramello

Non è un caso se la Pasticceria “Seccia”, già protagonista tre anni fa con la torta ufficiale delle celebrazioni per la cittadinanza onoraria conferita a Maradona, e per i 30 anni del primo scudetto del Napoli, abbia pensato a un dolce dedicato alla memoria del genio di Buenos Aires da offrire ai clienti e a chiunque sia di passaggio nei Quartieri Spagnoli, Napoli, oggi, domenica 29 novembre. Nei limiti ovviamente della zona rossa prevista per la città di Napoli dall’ordinanza ministeriale e ovviamente nel pieno rispetto delle prescrizioni e delle normative governative nazionali e regionali anti-Covid per gli esercizi commerciali (solo asporto consentito e ingresso rigorosamente contingentato nel negozio di Via Concordia 66, sempre con la mascherina indossata). Quello che sarà dato in omaggio ai clienti è un bignè craquelin farcito con panna e caramello, sormontato da un bel 10 biancoceleste in pasta di zucchero, il numero della mano de Dios. El pibe è il nome ufficiale della mignon pensata e ideata da Casa Seccia, e realizzata dalle sapienti mani del giovane Antonio Duraccio, nonché dell’hashtag ufficiale per le condivisioni sui social nelle storie, nei post e nelle foto in cui figurerà questa golosa pasta choux ripiena. Il pasticcino è il gemello stretto di un prodotto già proposto tempo fa, in occasione della festa organizzata nel foyer del teatro “San Carlo” per Maradona cittadino onorario di Napoli: l’aperisciù, un craquelin al gusto di mojito, daiquiri e pina colada, cocktail tipicamente cubani, e dai colori della bandiera dell’isola tanto cara al campione del mondo di Messico ’86. Un invitante e prelibato omaggio che si aggiunge alla lunga sequela di foto, canzoni, post, video, installazioni, ecc., legati a un ricordo personale, a un’emozione, a un match, a un gol, ciascuno dei quali riverbera un’immagine personale di Diego; è come se fossero esistiti tanti Maradona quanti sono quelli che lo hanno ammirato, amato e persino contestato e avversato in quanto vedevano (e vedono) in lui solo il cocainomane, l’evasore fiscale e il cattivo padre avvalorando così quanto sosteneva il  sociologo Pierre Boudieu, secondo il quale ogni evento intensamente emotivo viene vissuto e interpretato in funzione del proprio “capitale culturale“, sedimento delle diverse memorie generazionali e delle correnti subculturali, delle specifiche esperienze di vita, degli incontri e delle peculiari sensibilità. In fondo, il ruolo del mito, e Diego lo è davvero, è proprio quello di fungere da collante ricomponendo i molteplici frammenti in prismatico diamante, iridescente e puro come il genio del “Pibe de Oro”.

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