Già in centinaia a rendere omaggio a Maradona, scomparso ieri all’età di 60 anni, alla camera ardente allestita alla Casa Rosada

Maradona, i centinaia alla camera ardente

Anche gli dei sono mortali: Diego Armando Maradona, il D10S del calcio, ha perso la sua ultima partita, stroncato da un arresto cardiorespiratorio che lo ha colto ieri, alle 13.30 ora locale, nella casa di Tigre, alla periferia di Buenos Aires, dove si era rifugiato per riprendersi dall’intervento chirurgico per l’ablazione di un edema subdurale. Se ne è andato a 60 anni compiuti poco meno di un mese fa. “La terra al nunzio sta/Muta pensando all’ultima/ Ora dell’uom fatale/Né sa quando una simile/Orma di piè mortale/La sua cruenta polvere/A calpestar verrà”: i celeberrimi versi dedicati da Alessandro Manzoni a Napoleone Bonaparte in occasione della sua morte sono la sintesi più icastica della reazione del mondo intero appena i media argentini hanno diffuso la notizia della morte del più grande calciatore di tutti i tempi. Immediato il diluvio di messaggi di cordoglio da parte di calciatori del presente e del passato, di tifosi, della gente comune, di vip e perfino di capi di Stato e di Governo, in primis il Premier Giuseppe Conte, per un uomo e uno sportivo di cui è impossibile condensare la vita in poche righe, con i trionfi sportivi, le cadute e le rinascite, la tossicodipendenza, i problemi di salute, i figli nati da relazioni adulterine prima rinnegati e poi riconosciuti. Un affetto che travalica l’ammirazione per il campione che si spiega con la stessa motivazione per la quale i tifosi del Liverpool hanno eretto una statua, che troneggia dinanzi a un ingresso di Anfield Road, in onore del loro mito Bill Shankly: “He made people happy“, “Ha reso felice la gente”. Sì, proprio così, con la sua arte calcistica Diego ha deliziato e rallegrato la sua gente ed è per questo che il suo popolo, sfidando i divieti di assembramento, già gli sta rendendo omaggio: centinaia le persone in fila alla Casa Rosada, il Palazzo presidenziale argentino, dove è stata allestita la camera ardente. Tutta la sua Argentina lo piange. Alle 10 di sera, numero della sua maglia, in ogni città argentina sono risuonati lunghi applausi, boati e cori. Fuochi d’artificio allo stadio “Diego Maradona” del club Argentinos Juniors dove il Pibe de Oro esordì nel calcio professionistico. In migliaia si sono radunati vicino a “La Bombonera“, il mitico Stadio del Boca Juniors, di cui Maradona era tifosissimo, e al “San Paolo”, teatro delle sue gesta partenopee.

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Maradona, in centinaia alla camera ardente allestita alla Casa Rosada. “Vorrei giocare in uno stadio con solo bambini”

Genio e sregolatezza, estasi calcistica e tormento interiore, il gol del secolo e la mano de Dios, artista del pallone come ha sottolineato in un tweet il noto critico d’arte Vittorio Sgarbi: “Maradona è stato per il calcio ciò che Caravaggio è stato per l’arte: inarrivabile“. Ma anche la laurea honoris causa conferitagli dalla prestigiosissima Università di Oxford di quell’Inghilterra schiaffeggiata dalla “mano de Dios”. Cosa è stato Maradona, il cui impatto sul calcio, sull’immaginario collettivo, sul mondo è paragonabile solo a quello di Muhammad Alì, lo descrive perfettamente il siparietto andato in scena in occasione della sua lectio magistralis: un Maradona teso e intimidito, mano nella mano dell’ex moglie Claudia Villafane, legge con difficoltà le poche righe trascritte su un foglio che regge con mano tremolante per poi sciogliersi tutto d’un colpo quando viene fatta rotolare una pallina da tennis; comincia quindi a palleggiare come era solito fare nel riscaldamento prima dei match, memorabile la performance prima della semifinale di ritorno della Coppa Uefa 1989 al ritmo delle note della hit “Life is live“, e in un attimo un’austera aula universitaria si trasforma in una curva da stadio, con l’entusiasmo che travolge non solo gli studenti ma anche i paludati professori. Perciò Diego è eterno così come titolò “France Football“, il settimanale che assegna il “Pallone d’Oro“, nell’annunciare l’assegnazione dell’ambito riconoscimento alla carriera a Maradona, primo extraeuropeo visto che fino a quel momento vi potevano concorrere solo gli europei e da quel momento in poi anche gli extraeuropei che giocano nei campionati europei; motivandola con la considerazione che il più grande calciatore di tutti i tempi ha costruito la propria leggendaria carriera in Europa, ragion per cui non poteva non essere insignito del “Pallone d’Oro”, pena la perdita di credibilità di tale premio. Eppure in queste ore di mestizia per la sua scomparsa, più che ritornare con la memoria alle sue magie sul campo da calcio, ci piace immaginarlo a fare, autentico Peter Pan del calcio, finalmente ciò che anni addietro confidò ad alcuni giornalisti argentini: “Vorrei giocare in uno stadio con solo bambini, giocatori bambini, arbitri bambini, tifosi bambini e giornalisti bambini”.

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